Copyright & wrongs: dibattito online, professionale e aperto a tutti
7 maggio 2009, scritto da Bernardo Parrella · 2 Commenti
Ecco un’altra di quelle iniziative che accorciano il gap tra media e utenti e stimolano la conversazione collettiva, confermando la centralità del giornalismo professionale pur nel fluire aperto dell’informazione partecipata. Il noto settimanale britannico The Economist propone un dibattito online su copyright and wrongs con una formula stimolante: una mozione di partenza (del giornale: “This house believes that existing copyright laws do more harm than good”) con opening statements pro e contro di qualificati esperti (rispettivamente, William Fisher e Justin Hughes, professori di legge in Usa), e ampio spazio ai commenti dei non-lettori (”Comments from the floor”: oltre 50 nelle prime 24 ore). Nei prossimi giorni i soggetti coinvolti continueranno a dibattere con nuovi post, mentre proseguirà il flusso degli interventi diretti degli utenti. I quali possono anche (solo) votare sulla mozione iniziale: attualmente siamo a 75% yes e 25% no. Il tutto in un contesto gradevole e di facile utilizzo, anche graficamente, e dai toni assai civili pur tra le ‘opinioni forti’ espresse da alcuni cittadini. Inutile ribadire la centralità del tema in discussione, dentro e fuori Internet – come conferma l’apertura del moderatore, Kenneth Cukier, corrispondente da Tokyo di The Economist: “Copyright strangles creativity. Copyright rewards originality. It is a nuisance to the public that unduly enriches a few people. It is the backbone of our knowledge economy that fuels progress. Hate it, love it, break it, protect it; few people lack strong opinions about copyright and its place in society”. Ma forse qui ancora più importante è la modalità prescelta per fare informazione e conversazione. Sarà mica che simili esperimenti possano aumentare la partecipazione della gente? E offrire piccole ma cruciali soluzioni alla crisi di credibilità dell’informazione odierna?
Al via gli EuroBlog Awards
14 aprile 2009, scritto da Bernardo Parrella · scrivi un commento

Parte oggi il primo concorso riservato ai migliori blog e video blog europei. Si tratta di EuroBlog Awards: si può votare per un solo blog in una sola lingua, scelti fra quelli dei 12 maggiori Paesi europei. Oltre ai testi, tali blog possono includere foto, podcast e video: gli utenti della Rete potranno votare fino al 23 Aprile. I migliori arriveranno poi alla cerimonia finale, prevista per il giorno successivo, 24 Aprile, a Bilbao, all’interno di nonick, evento dedito a social media e online video. Dove la giuria, composta da un rappresentante per ciascuno dei 12 Paesi (per l’Italia c’è Luca Conti), sceglierà i vincitori nazionali. Quattro i criteri-base per la selezione: rilevanza nel Paese d’origine, misurata dai link in entrata; design creativo ed elementi multimediali; numero di commenti presenti; longevità del blog.
Non è certo che i concorsi online siano il massimo, ma è certamente un’utile trovata per accrescere visibilità e partecipazione – cose che nel Bel Paese rimangono vieppiù necessarie e vanno sicuramente spinte… per cui diamoci da fare!
Prosegue l’abbraccio Obama-Rete, tra rischi, ostacoli e…
3 marzo 2009, scritto da Bernardo Parrella · scrivi un commento
Ulteriore momento di riflessione lungo il percorso di Barack Obama nell’uso di Internet per ridefinire la relazione tra la Presidenza e la gente. E per ribadire il senso e pragmatismo del “change” a livello di partecipazione, trasparenza, comunicazione. Stavolta è il Washington Post a spiegarci che il ‘Web-Savvy Obama Team’ va imbattendosi in ostacoli più ardui del previsto, soprattutto rispetto all’impossibilità di usare WhiteHouse.gov come fosse il sito della campagna proprio per vari impicci tecnico-burocratici. Ma soprattutto per (ovvie e prevedibili, checché se ne dica in giro) difficoltà strategiche e comunicative di fondo. continua…
Partecipazione e condivisione per difendere l’informazione, davvero
13 febbraio 2009, scritto da Bernardo Parrella · 3 Commenti
Il tema della “manipolazione dell’informazione” rimane caldo. Lo ribadiscono, per l’Italia, le varie ricadute del caso Eluana, come segnalato nel post precedente. Rispetto a vicende specifiche come quel “sondaggio gonfiato” del Corriere.it, direi che spetta innanzitutto a noi utenti e giornalisti accorti tenere gli occhi gli aperti, impiegando massima trasparenza e minime capacità tecniche per risolvere simili impicci o comunque contenerne al minimo i danni. Né prenderei quel caso come modello di chissà quali manipolizioni su larga scala. continua…
Quale futuro per la cyber-presidenza di Obama?
21 gennaio 2009, scritto da Bernardo Parrella · scrivi un commento
Rimanendo sui risvolti digital-tecnologici della Presidenza Obama, e sui potenziali cambiamenti in tal senso, segnalo un mio articolo uscito ieri su Apogeonline, da cui riporto occhiello e conclusione: Una presidenza da reinventare:
“Il mandato del nuovo presidente degli Stati Uniti inizia con una sfida inedita: coniugare la nuova intimità e le relazioni spontanee create grazie alla Rete con il prestigio e la regalità che l’istituzione richiede. … continua…
Media USA: capitalizzare sull’inaugurazione di Obama? Why not?
17 gennaio 2009, scritto da Bernardo Parrella · 1 Commento
In vista dell’imminente insiediamento di Barack Obama, le grandi testate Usa preparano un martedì 20 gennaio con i fiocchi. Il Washington Post sembra il più agguerrito. Un’edizione straordinaria sarà pronta in edicola alle 14.30 mentre quella delle 18 avrà quattro pagine in più dedicate all’intervento di Obama. Entrambe vendute a ben due dollari, rispetto ai 75 centesimi delle uscite quotidiane. Ciò grazie a oltre 70 giornalisti in loco a Washington, con le tipografie a tutto gas e un esercito di 500 venditori ambulanti nelle strade cittadine. Il giorno seguente si prevede un’edizione commemorativa, in prenotazione per 9.95 dollari.
Seguono a ruota il New York Times, che prevede una tiratura di 950.000 copie e una rivista interamente dedicata all’inaugurazione; USA Today, con due diversi magazine speciali per il 20 e il 21 gennaio a 4.95 dollari cadauno; il Chicago Tribune con un’edizione pomeridiana e le rotative in azione fino a soddisfare ogni richiesta; e via di seguito, fino ai piccoli quotidiani locali. continua…
Musica e messaggi per il futuro partecipativo
11 gennaio 2009, scritto da Bernardo Parrella · 1 Commento
Oggi su Repubblica.it due articoli apparentemente slegati tra loro:
“Quel terrorista di Fabrizio De André” – Così la polizia schedò il cantautore.
Tra il 1969 ed il 1979 il cantante era tenuto sotto controllo da polizia e Sisde come attivista dell’ultrasinistra. Gli agenti arrivarono a definirlo “un simpatizzante delle Brigate Rosse”.
Morto l’omicida che Dylan accusò in musica.
William Zantzinger fu condannato a soli sei mesi per aver ucciso una donna nera. Un fatto di cronaca del ‘63 da cui nacque la canzone del cantautore per Hattie Carroll.
Eppure in entrambi i casi, il senso e la portata della loro musica, del loro messaggio, va ben oltre i singoli e il messaggio stesso, “something larger than life”, che raggiunge e tocca non solo i cuori e le menti della loro, della nostra generazione, ma anche la politica, il sociale, il vento di cambiamento dentro e fuori – ieri, oggi e per sempre.
La memoria, storica e collettiva, e’ dunque qualcosa di ben ricco e vivo, qualcosa di attuale e preciso ben oltre cio’ di cui ciascuno e’ consapevole. E pur con tutti i ricordi (piacevoli, amari, arrabbiati) che ciascuno possa avere di De Andre’ e della sue ballate, a me piace viverlo nel futuro, nel domani che tocca a noi continuare a costruire, (anche) in suo nome ma con la nostra convinzione. Nella ricchezza della nostra quotidianeita’ e nel vento di cambiamento che oggi vola (anche) sulle ali del web. E denunciare ingiustizie e discriminazioni, dare voce a chi non ha voce, creare pratica e cultura della partecipazione – grazie al folk nordamericano e alle ballate in genovese.
Giornali USA in crisi, ma il futuro è l’integrazione continua
9 dicembre 2008, scritto da Bernardo Parrella · 5 Commenti
È ormai inarrestabile la crisi della stampa Usa. Dal 1 gennaio 2008 si sono avuti circa 15mila licenziamenti tra i giornalisti, con ampia flessione di vendite, pubblicità e valori borsistici. Adesso arriva perfino la dichiarazione di bancarotta (chapter 11) per Tribune Co., mega-gruppo editoriale che annovera fra gli altri testate autorevoli come Chicago Tribune, Los Angeles Times, Baltimore Sun.

Il palazzo del New York Times
Al contempo il New York Times pensa a ipotecare la propria sede, il palazzo realizzato da Renzo Piano a due passi da Times Square acquistato appena lo scorso anno, per rastrellare 225 milioni per far fronte a una parte dei propri debiti. E anche i quotidiani minori non se la passano certo meglio: la catena Mc Clatchy sta cercando acquirenti per il Miami Herald, come anche l’indipendente Rocky Mountains
News.
Una crisi dalle molte cause, prime fra tutte un’economia nazionale ormai ufficialmente in recessione. E dove l’ampia diffusione online di news gratuite c’entra poco o nulla, contrariamente a diffuse insinuazioni del recente passato. Anzi, sfida e potenzialità del digitale vanno rivelandosi come importanti strumenti proprio per risollevare le sorti delle grandi testate. Primo fra tutti, è il caso del New York Times, che ha appena varato la versione “Extra” della propria homepage dove spiccano, udite udite, numerosi link a fonti esterne. Innovazione (facoltativa, in beta) non da poco, considerando che il sito rimanda ad articoli di diretti concorrenti quali Wall Street Journal, Boston Globe, BBC News, oltre che a una varietà di blog e testate varie (Huffington Post, Politico, Drudge Report, etc.). Per chi volesse poi ulteriori approfondimenti, si può saltare al volo su Blogrunner, news aggregator che fornisce la tecnologia per il tutto e che dal 2005 fa parte della scuderia dello stesso New York Times. Certo non si tratta di un’idea nuova o particolarmene rivoluzionaria. Ma rimane una sperimentazione importante, un segnale di cambiamento per l’intera industria, tradizionalmente tesa a spremere valore aggiunto solo dai propi asset e restia ad aprirsi a collaborazioni o rivali d’ogni tipo. Eppure, nel segnalare la cosa, l’ autorevole Tech Crunch sembra tutt’altro che colpito, sia per quel che definisce eccessivo confusione della home page (i link aggiuntivi compaiono in verde, all’interno di finestrelle scorrevoli) sia perché altri siti come Digg o Techmeme (diretto concorrente di Blogrunner) farebbero un lavoro migliore a filtrare e personalzzare le news che ciascuno vuol visualizzare. Sarà, ma intanto i commenti al post appaiono ben più diversificati e non pochi dicono di apprezzare l’iniziativa.Ancor più positivo si dimostra lo staff di Publish 2.0, che non a caso persegue il concetto e la pratica del “link journalism” sia con il sempre più diffuso ricorso ai citizen media sia tramite analoghi esperimenti di news aggregation. Mentre il blog del Center for Citizen Media riporta le altre spinte oltre i confini dei media tradizionali” in corso al New York Times online, da pezzi investigativi al giornalismo conversazionale. In ognic aso, importante è sottolineare questo buon passo verso il ruolo di infomediari, cosa che i giornali avrebbero dovuto, e potuto, sperimentare già anni addietro. Ma forse non è così tardi – pur se per i giganti editoriali (in USA e altrove) non è certo facile innovare con rapidità nell’ambito della nuova comunicazione in
rete.
In tal senso colpisce nel segno un fresco intervento del professor Jay Rosen, il quale ribadisce superato (pur se tuttora inevitabile e strisciante in certi ambienti) il conflitto blogger contro giornalisti e suggerisce piuttosto l’integrazione a vari livelli – nel caso qualcuno ancora non l’avesse ben compreso. “Sistemi editoriali chiusi e aperti, la stampa e la sfera connessa, non sono entità separate ma altamente interattive l’una con l’altra nel mercato dell’informazione” – si legge su PressThink. E conclude con ottime riflessioni sull’etica professionale dei blogger, elemento spesso messo in discussione dagli old media e tuttavia cruciale per garantire quest’integrazione proficua tra mondo tradizionale ed elettronico. “I blogger corretti
seguono l’etica dei link, correggono spesso e al volo i post, non si atteggiano a neutrali ma praticano la trasparenza, non sono distanti e di solito amano conversare, oltre al proprio sito rimandano ad altri come esplicito riferimento (tipicamente nel blogroll), quando beccano qualcosa d’interessante non lo mollano, ma lo seguono al massimo”.
Ecco allora che se la crisi della stampa, in USA come in Italia, è innegabile, il futuro all’orizzonte pare essere la confluenza di questi esperimenti e pratiche in corso da entrambe le parti. Riusciranno i vari soggetti coinvolti a non demordere? E ce la faremo noi netizen, parte ben attiva di questo processo, a riconquistare effettivi spazi di partecipazione?



