Cosmo: la rete in TV
6 settembre 2010, scritto da Antonio Rossano · scrivi un commento
Ho seguito con interesse, sabato sera sui Rai 3, Cosmo, trasmissione documentaristica a cura di Luca De Biase. Ho anche letto i vari commenti sul suo blog nonchè il post di Vittorio Zambardino.
Luca chiede un commento. Eccomi.
Tutto si può migliorare, come rilevano alcuni, tempi, meccanismi, messaggi.
Per quanto mi riguarda ritengo utile invece soffermarmi su quello che vorrei rivedere, confermato e rimarcato.
L’ umanità e la semplicità del conduttore, non nascosto dietro un personaggio artificiale, la sua capacità di rendere semplici cose complesse, avvicinando il telespettatore attraverso la “condivisione” peer to peer, non top-down, come di solito avviene nei documentari: non vi era un conduttore “docente” che parlava ad un pubblico “discente”, bensì un pari che costruiva dialoghi e, docilmente, accompagnava lo spettatore in rassegna dei contenuti.
Ritengo insensati gli accostamenti tra De Biase e Angela, rilevati da alcuni lettori: De Biase comunica e dialoga, in gruppo, con persone e collaboratori, viaggia, intervista persone, fa rete. Soprattutto fa rete. E’ questa la percezione che ho riscontrato, una sorta di networking comunicativo fra le persone che interagiscono in video, non un soliloquio, per quanto “colto”, alla Angela.
Ma i berluscones sono Fini….
31 agosto 2010, scritto da Antonio Rossano · scrivi un commento
La querelle di questa estate sulla spaccatura politica Berlusconi-Fini con tutti gli annessi e connessi (es. vicenda Tulliani) costituisce una pericolosa chimera per la chiarezza e correttezza politica nel nostro paese.
Sono molto apprezzabili parole e posizioni dei cosiddetti “finiani” di “Futuro e Libertà” su tutte le questioni politiche e sociali: peccato che, ad oggi, alle parole non corrispondano fatti.
A fronte di una sinistra pressochè inesistente, profondamente divisa al suo interno, ancora soggiogata da una classe dirigente incatenata al passato e ai dossier sui suoi uomini “ombra” ed alla conseguente dispersione del “popolo” dei suoi elettori in quella che viene definita “antipolitica” (Grillo, Di Pietro), i berluscones hanno inventato la nuova formula della dissidenza interna, del “prendi due paghi uno”: si perchè l’ elettore del centro destra (ma soprattutto quello del centrosinistra) adesso ha una doppia possibilità: stanco di Berlusconi e delle sue vicende personali? Bene diventa un “finiano” !! Di fatto il voto resta all’ interno della coalizione, nella quale, a parte la apparente prova di forza della “mozione Caliendo” dove si sono astenuti, i finiani hanno sempre votato in favore del governo. ![]()
E continueranno sempre a votare. Basta in effetti un pò di elementare logica, per comprendere che, al di là di una competizione sulla leadership Fini – Berlusconi , non vi è alcuna diversa possibilità di schieramento politico “vincente” per gli uomini di Futuro e Libertà.
Allearsi con Fini per Bersani sarebbe lo strappo definitivo con quella sinistra delusa e distratta sopramenzionata che in Grillo e Di Pietro ha trovato espressione e con Vendola che, qualora accettasse una tale alleanza , avrebbe non poche difficoltà a spiegare la scelta ai suoi elettori. Allora, se i sondaggi assegnano un ottimistico 6% ai finiani in caso di elezioni, significherebbe rinunciare ad un 10-12% tra Di Pietro, Grillo e Vendola, per quanto già detto “incompatibili”.
Sempre che davvero Fini fosse interessato a ciò. Cosa sulla quale nutro non profondi dubbi, ma latenti certezze.
La certezza che il delfino di Almirante abbia deciso di uscire finalmente allo scoperto, di far pesare adeguatamente la sua posizione nel PDL, per giungere a quello che, fin dall’ inizio era apparso l’ obiettivo iniziale della fusione: Berlusconi Presidente della Repubblica, definitivamente salvo dai suoi problemi giudiziari e Fini alla guida del governo.
Diversamente, Fini fuori dal PDL, diventerebbe un signor “nessuno”.
Berlusconi – Fini: strani segnali dalla periferia
8 maggio 2010, scritto da Antonio Rossano · scrivi un commento
Pietro Diodato è un uomo proveniente da Alleanza Nazionale. E’ stato componente della Direzione Nazionale di AN. E’ stato eletto Consigliere Regionale in Campania alle ultime elezioni con il ragguardevole numero di 28.000 preferenze. E’ vicepresidente regionale del PDL. Non è , come erroneamente indicato nel manifesto, deputato al parlamento.
Da alcuni giorni per le strade di Napoli, (molto nella “sua” Pianura, quartiere napoletano popolare di riferimento per Diodato, ma anche nel resto della città) si vedono questi manifesti: “COMITATI: Silvio e Gianfranco insieme per vincere ancora”.
Anche comprendendo le difficoltà del momento per i finiani, Diodato è uomo di squadra e certe iniziative non possono essere ingenuamente viste “solo” come un bisogno di unità all’ interno del partito.
Al contrario, agli occhi di chi scrive, appare come un segnale chiaro e diretto (”chi deve capire capisca”) di una periferia che forse non è proprio così “unita” al cavaliere come viene riferito.
Quintadicopertina: la rete incontra l’editoria digitale
3 maggio 2010, scritto da Antonio Rossano · scrivi un commento
Maggio 2010- Nasce quintadicopertina, una casa editrice esclusivamente pensata al digitale, che fornisce contenuti appositamente studiati per essere letti su ebook reader e smartphone.
La casa editrice digitale quintadicopertina si propone come luogo destinato alla scrittura, alla comunicazione e all’interazione attraverso il digitale.
Luogo di sperimentazione, di dialogo e di confronto fra le diverse forme narrative presenti in rete (blog, fanzine, etc) nasce per una scrittura nata per essere taggata, linkata, aggiornata e integrata, anche da autori differenti e in tempi diversi. Leggi tutto
Esorcismi: distruggendo l’ Ipad
9 aprile 2010, scritto da Antonio Rossano · scrivi un commento

Quanto la ns vita è ormai indissolubilmente collegata alla tecnologia? Questa tecnologia, più o meno consapevolmente, viene vissuta come una moderna forma di catena, di spazio costrittivo o di “routine”?
Sembrerebbe di si e molto se, a pochi giorni dal lancio di quello (IPAD) che è stato annunciato come l’ inizio di una rivoluzione tecno-mediatica destinata a cambiare la vita delle persone, i riti di esorcismo dilagano. C’è chi lo fa apparentemente per farsi pubblicità, chi per un guinness dei primati. Ma perchè questi riti vengono mediaticamente diffusi, con un buon risultato in termini di “audience”?
Will it Blend?
Destroy Ipad
e ci sono anche delle “messe in scena” più o meno convincenti…
rito familiare….
pseudo guerre di religione: Ipad Burn destroy
Odio, campagne mediatiche e regime
20 dicembre 2009, scritto da Antonio Rossano · 1 Commento
Che la situazione attuale del nostro paese abbia in sè i germi pericolosi del regime è più che una semplice sensazione .
Ci sono delle similitudini che lasciano un brivido nella schiena.
Nel famoso discorso del 3 gennaio 1925 alla Camera dei Deputati (due giorni dopo vennero definitivamente soppresse le attività parlamentari), Mussolini, nell’ avocare a sè la responsabilità morale, politica e storica dell’ omicidio di Giacomo Matteotti, avvenuto pochi mesi prima (16 agosto 1924), parla così degli attacchi ricevuti da parte dell’ opposizione, in relazione a quegli eventi:
“Fu alla fine di quel mese, di quel mese che è segnato profondamente nella mia vita, che io dissi: “voglio che ci sia la pace per il popolo italiano”; e volevo stabilire la normalità della vita politica. Ma come si è risposto a questo mio principio? Prima di tutto, con la secessione dell’Aventino, secessione anticostituzionale, nettamente rivoluzionaria. (vive approvazioni). Poi con una campagna giornalistica durata nei mesi di giugno, luglio, agosto, campagna immonda e miserabile che ci ha disonorato per tre mesi. (Applausi vivissimi e prolungati). Leggi tutto
Obiettività, imparzialità, neutralità e verità nell’informazione giornalistica
3 dicembre 2009, scritto da Antonio Rossano · 2 Commenti
Mi occupo da un pò di tempo di informazione dal basso, ovverossia quel tipo di informazione che trae la sua fonte principale dal “cittadino comune” e che spesso viene resa disponibile attraverso un “media partecipativo” cioè un mezzo di informazione realizzato da cittadini non professionisti, che sia un giornale o un sito internet. Ho conosciuto e conosco in Italia numerosi operatori di questo particolare tipo di informazione che svolgono la loro attività in maniera continuativa, sistematica, con grande responsabilità ed, in certo qual modo, secondo principi di deontologia delle informazioni (che non possiamo definire “professionale” in quanto questi operatori svolgono questa attività in no-profit e spinti solo da passione ed amore per questa attività).
Questo tipo di informazione è stata più volte “avversata” ed osteggiata dagli operatori “professionali”, spesso giornalisti, che sostengono il principio che, quasi per definizione, chi svolge questo tipo di attività “dal basso” è incompetente, incapace di valutare la veridicità delle fonti, non dispone di cultura adeguata e, soprattutto, non produce informazione, bensì, normalmente, solo commento e analisi a notizie fornite da altri.
Eppure a sentire Clay Shirky ormai la produzione delle informazioni (e questo è uno dei seri problemi di “trust” di cui il mondo dell’ informazione deve prendere atto) è concentrata nelle mani di due o tre operatori globali (Associated Press, Reuters..) . Shirky (professore di comunicazione ala New York University) ha fatto un interessante esperimento: per analizzare la crisi del giornale della sua città (Columbia Daily Tribune), ha ritagliato tutti gli articoli che erano “prodotti” dai reporters del giornale e quelli forniti da Associated Press, messi su una bilancia e pesati!! Ben 2/3 del peso complessivo erano articoli prodotti dall’ esterno….
Per quanto riguarda la verifica delle fonti, purtroppo anche lì, il giornalismo professionistico sembra a volte cadere in incidenti di percorso che hanno del ridicolo. Sul blog Gravità Zero ve ne è una lunga lista (ma parliamo solo del 2009).
Ma dove il giornalismo professionistico crolla come un castello di carta, e nel nostro paese più che in ogni altro luogo, è sulla neutralità dell’ informazione. L’ informazione è in Italia, per assurdo , percepita come “normalmente” di parte. Ovvero chi compra un giornale, lo compra non perchè vuole leggere delle notizie, ma perchè le vuole leggere secondo una precisa angolazione. Chi compra il “Giornale” è evidentemente un seguace di Berlusconi (o un avversario che vuol tenersi informato), chi compra “Repubblica” sa che troverà anneddoti interessanti contro il governo del Pdl ed il suo premier, chi legge “l’ Unità” è amico di Bersani, chi “Il secolo” di Fini, e così via per una lista che li comprende tutti.
Dunque la pretesa che il giornalismo professionistico possegga titoli e requisiti per garantire un tipo di informazione imparziale, vera, obiettiva e prodotta col sudore della fronte dei propri reporters resta per l’ appunto solo una pretesa.
Sicuramente i mezzi di cui dispongono i media tradizionali (quest’ anno i finanziamenti all’ editoria, a noi cittadini sono costati oltre 200 milioni di €) sono tali da consentire loro di avere una forma rassicurante, un bel sito, una bella copertina, una buona impaginazione. Ma le notizie? La verità?
Non è che il povero cittadino, per farsi un idea obiettiva di quello che succede, dovrebbe acquistare ogni giorno almeno quattro giornali diversi, leggerli tutti e poi estrarne quello che la sua intelligenza, cultura e capacità critica gli consentono? E questo è ovviamente impossibile, almeno con il cartaceo. Perchè il cittadino medio non ha il tempo, i soldi, e non è stato educato a ragionare in maniera critica frastornato com’ è da un sistema mediale che in Italia è paradossalmente per il 90% nelle mani di due o tre gruppi editoriali.
Sono personalmente convinto che la cultura del XXI secolo, quella della rete, debba divenire la cultura dell’ individuo critico, in grado di ricercare e comprendere l’ autenticità delle proprie fonti, paragonandole e formandosi le proprie idee attraverso il confronto. E’ questa la grande possibilità che la rete fornisce e che noi dovremmo cogliere.
In questo senso i media partecipativi ed il citizen journalism rappresentano una ulteriore possibilità di confronto e di analisi e di ricerca della verità.
Il paese malato
21 novembre 2009, scritto da Antonio Rossano · 4 Commenti
La Yamaha , campione in carica Moto GP con piloti del calibro di Valentino Rossi, chiude la sua storica sede italiana a Gerno di Lesmo: 68 famiglie + indotto per strada.
Alcoa, multinazionale statunitense dell’ alluminio, gioca la sua partita a braccio di ferro con la Commissione Europea che ha chiesto la restituzione di 270 milioni di euro , ricevuti sotto forma di tariffe agevolate per l’ elettricità e considerati dalla Commissione aiuti pubblici illegali, minacciando la chiusura dei due stabilimenti italiani,a Portovesme in Sardegna e Fusina in Veneto: posto a rischio per 2500 persone (famiglie) + indotto.
La Fiat, azienda storica italiana, che vive un momento di grande visibilità a livello internazionale dopo l’ acquisto di Chrysler , ha fermo da circa 2 anni uno stabilimento come Pomigliano nei pressi di Napoli con 5100 operai in cassa integrazione e minaccia di chiuderne e/o ridurne altri.
Nel frattempo nel nostro paese, alcune centinaia di miliardi di euro stanno rientrando dall’ estero, con una tassa di ingresso del 5% sotto gli occhi di milioni di lavoratori italiani che continuano a vedersi trattenute sulla busta baga aliquote fiscali e previdenziali pari al 40/50% del loro stipendio. Capitali la cui provenienza è assolutamente indimostrabie in quanto non è previsto alcun controllo su di essi e che, rappresentano il frutto di evasione fiscale nel migliore dei casi, riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite nel peggiore.
Nel frattempo il governo ha appena imposto alle camere il decreto per la privatizzazione dell’ acqua che porterà una risorsa naturale, indispensabile per la sopravvivenza, a divenire fonte di reddito e di speculazione per imprese.
Tutto ciò accade e continua ad accadere , senza che i cittadini palesino quelli che sarebbero considerabili “giusti” moti di ribellione: perchè i cittadini vivono tutto questo in una sorta di limbo mediatico – informativo. I messaggi che continuano a giungere, attraverso un sistema mediatico largamente controllato da un unica impresa sono di ottimismo e di incoraggiamento, tendendo a stendere un velo offuscante sulla realtà.
Le informazioni vengono comunque rese tutte, anche quelle meno favorevoli alla “parte controllante”, ma con livelli e toni differenti. Soprattutto con la tecnica dello spam: ovvero una informazione viene lanciata, massivamente e pervasivamente, ma per con un ciclo di vita brevissimo, in maniera tale che non abbia la possibilità di essere sedimentata e metabolizzata generando un processo mentale di “presa di coscienza”, ma restando in uno stadio di “pre-coscienza” che la priva del suo stesso significato. E’ per questo probabilmente che la persistenza informativa di alcuni media”opposti” a quelli del sistema, viene vissuta con grande difficoltà dai nostri governanti. La “persistenza” induce l’ individuo alla coscienza, al ragionamento: e questo è il pericolo maggiore in qualsiasi regime.
Esiste poi una incapacità oppositiva di quelle parti politiche ed intellettuali che dovrebbero rappresentare l’ alternativa ed il vero motore di un movimento in tutela dei diritti e dei cittadini. Incapacità oppositiva dovuta a serie e imprescindibili collusioni di interesse nelle amministrazioni locali, alla presenza all’ interno di alcuni partiti di opposizione di una classe dirigente “ombra” suscettibile di ricatto ma soprattutto priva di qualsiasi forte motivazione a rappresentare gli interessi dei cittadini.
Il PD continua ad avere alla sua guida un dalemiano doc, con un D’ Alema variamente coinvolto negli anni scorsi in vicende giudiziare quali ad esempio BNL – Unipol . E non è un caso che il PD si stia sfasciando e riducendo a partitino di centro, senza più la forza dei numeri.
Italia dei valori, partito dai buoni propositi e da indiscutibili meriti ed iniziative, sta mostrando in questi giorni tutta la sua debolezza nell’ avviare un processo di rinnovamento interno e di cambiamento, di uomini che erano stati assoldati in situazioni di urgenza ed emergenza. ma del tutto incomaptibili con i “valori” che vuole rappresentare.
L’ unica vera opposizione, come ironicamente giuoca una intelligente Luciana Littizzetto seduta sulla scrivania di Fabio Fazio, è rappresentata da Gianfranco Fini. La vocazione “dissidente” di Gianfranco Fini sta in realtà regalando al PDL un enorme consenso tra l’ elettorato di centro, un pò stanco delle vicende personali del capo del governo. E allora anche su questo è necessario “non credere”, a meno di un poco probabile “coming out” di Fini e dei suoi, oramai pochi, seguaci.
Gino Strada. Intervista per Yurait
15 novembre 2009, scritto da Antonio Rossano · 1 Commento
Gino Strada, fondatore di Emergency, è appena rientrato dal Sudan, sempre al lavoro presso il centro di cardiochirurgia aperto da Emergency nel 2007 a Karthoum, e nonostante la stanchezza ed i molti impegni ha concesso una intervista per i lettori e bloggers di Yurait.
Ciao Gino. I lettori di Yurait Social Blog ti salutano, sempre con stima ed ammirazione. Hai fondato nel 1994 Emergency insieme a tua moglie, Teresa Sarti . Tra enormi difficoltà e il pericolo oggettivo dei luoghi dove opera Emergency, avete curato più di tre milioni di persone. Ritieni sia un bilancio positivo? Si poteva fare di più? Quali gli ostacoli maggiori?
Oltre 3 milioni di persone curate sono sicuramente un risultato importante, per quanto restino una goccia nel mare dei bisogni. In questi 15 anni abbiamo cercato di fare il nostro lavoro con passione e professionalità. Forse si sarebbe potuto fare di più, anzi sicuramente. Questa consapevolezza costituisce uno stimolo per il futuro. Quello che limita maggiormente lo sviluppo dei nostri progetti sono la carenza di fondi e quella di personale qualificato.
Come va in Sudan?
Il Sudan è un Paese estremamente interessante, il più grande dell’Africa, di cui in Italia sappiamo ancora troppo poco. Qui Emergency è stata accolta in maniera molto positiva sia dalla popolazione che dalle autorità e questo ci permette di portare avanti un progetto estremamente complesso, come quello legato al centro Salam di cardiochirurgia.
Sappiamo che il centro di cardiochirurgia Salam dove ti trovavi fino a ieri, partì con non poche critiche: alcuni sostenevano che un centro del genere nel cuore dell’ Africa era troppo “sofisticato” e che le priorità erano altre, dal punto di vista sanitario in Africa……
Le critiche arrivano ancora, anche dopo 2 anni e mezzo e oltre 1700 interventi a cuore aperto su pazienti provenienti da 16 Paesi. Nello stesso periodo ci siamo anche occupati quotidianamente della salute dei bambini del campo profughi di Mayo, ne abbiamo curati oltre 70.000, e tra qualche mese apriremo un ospedale pediatrico in Darfur.
Gastroenteriti e malnutrizione, ma non solo, anche schiere di ragazzini con il cuore distrutto dalle febbri reumatiche, che troveranno una speranza di cura nel Centro Salam, i cui risultati clinici sono paragonabili a quelli dei migliori centri occidentali (si veda il sito www.salamcentre.emergency.it).
Il nostro lavoro è apprezzato e sostenuto non solo dal Ministero della Sanità del Sudan, ma anche da quelli degli altri Paesi Africani coinvolti.

paziente post-operatorio al Salam Centre
A marzo di quest’ anno, dopo il rapimento di tre operatori di “Medici senza Frontiere” e le tue dichiarazioni sul mandato di cattura internazionale nei confronti del presidente Al Bashir, molti ti criticarono. Il tutto, come ho scritto il 13 marzo in un post su Yurait, divenne chiaro pochi giorni dopo, con la cacciata delle ONG dal Darfur: l’ unico che potè rimanere e rimase in Darfur sei tu. E’ possibile che chi ti ha criticato non si rendesse conto della tua posizione o erano solo critiche “strumentali” di parte?
Non ci interessa entrare in polemica con nessuno. Non ho fatto nessun commento su eventuali responsabilità di Bashir, ovviamente. Ho solo fatto presente che la CPI è riconosciuta da alcuni stati (l’italia, per esempio) ma non da altri (USA e Sudan) e che la sentenza contro Bashir è stata la prima nei confronti di un Presidente in carica da parte di una Corte che ufficialmente non ha giurisdizione in quel paese.
Emergency è presente in Iraq, Repubblica Centroafricana, Sri Lanka, Cambogia, Afghanistan, Sierra Leone e Sudan. Quali sono i criteri per l’ avviamento di un ospedale Emergency, esistono dei fattori che spingono a scegliere un paese piuttosto che un altro, oltre al fatto che sono tutti scenari di guerra e di miseria?
I bisogni sanitari sono ovviamente la prima cosa che valutiamo per far partire un progetto. La scelta finale dipende però anche da quanta collaborazione troviamo nel Paese. Per noi è fondamentale avere degli interlocutori (siano essi autorità governative o rappresentanti di comunità locali ) credibili e collaborativi. Chiediamo loro di rispettare la neutralità dei nostri ospedali e la nostra autonomia operativa e di non impedire l’accesso a chiunque sia ferito o bisognoso di cure .
Abbiamo risorse finanziarie e umane limitate, quindi cerchiamo di impegnarle laddove, a parità di bisogno, riscontriamo la maggiore collaborazione. Lo dobbiamo soprattutto alle centinaia di migliaia di persone comuni che fanno donazioni, anche minime, ad Emergency.

il Salam Centre, il centro di cardiochirurgia di Karthoum costruito da Emergency
In Afganistan dal 1999, Emergency ha costruito un Centro chirurgico ad Anabah, ,un secondo Centro chirurgico a Kabul, un ospedale a Lashkar-gah, un Centro di maternità ad Anabah, e ha attivato in tutto il paese una rete di 28 Posti di primo soccorso e Centri sanitari per garantire cure tempestive ai pazienti e il loro eventuale trasferimento in ospedale. Una presenza di Emergency in quel paese sicuramente maggiore che altrove. Come mai?
L’Afghanistan è un Paese devastato da 30 anni di guerra. Cambiano le fazioni in lotta ma il risultato è sempre lo stesso: massacro quotidiano di civili che nulla hanno a che vedere con le ostilità. E un Paese privo di qualsiasi servizio. Tenendo fede al nostro principio di neutralità, che vuol dire fornire lo stesso tipo di assistenza ai pazienti senza fare distinzioni di etnia, sesso o appartenenza politica, abbiamo aperto nel ‘99 il primo ospedale nel Panshir, allora controllato dai Mujahiddin di Massud che combattevano contro i Talebani e pochi mesi dopo abbiamo avviato la costruzione del centro chirurgico di Kabul per assistere i feriti in territorio talebano. In seguito all’ultima guerra, insieme alle bombe sono arrivati anche miliardi di dollari che però non hanno prodotto nessun miglioramento sostanziale per la popolazione, soprattutto nel profondo sud Pashtun. Per questo motivo ci è parso necessario nel 2003 aprire un terzo ospedale a Lashkargah, capitale della provincia di Helmand, che ancora oggi è l’unica struttura chirurgica che fornisce assistenza gratuita e qualificata in quella zona.
Il centro maternità di Anabah, Afghanistan
La situazione in quel paese è ancora “oscura”: vi sono evidenti interessi internazionali nell’ area, oltre al pericolo della ricostituzione di un regime talebano. Tu che conosci così bene quei luoghi che prospettiva hai del futuro di quel popolo che non ha pace oramai da oltre 30 anni ?
Non credo di poter fare previsioni sul futuro del popolo afgano. L’unica cosa certa è che quest’ultima guerra, durata ormai quanto la Prima e Seconda Guerra mondiale messe insieme, non ha contribuito minimamente a stabilizzare il Paese. Ogni anno, dal 2001 ad oggi, vengono spesi decine di miliardi di dollari per mantenere truppe straniere in Afghanistan. Se le stesse risorse economiche fossero state utilizzate per portare servizi e creare sviluppo nel Paese, probabilmente non solo il futuro, ma anche il presente degli Afgani sarebbe meno drammatico.
A maggio 2008 Emergency ha promosso a Venezia un incontro sui problemi della sanità in Africa, a cui hanno partecipato i ministri della sanità di otto paesi africani elaborando il “Manifesto per una Medicina basata sui Diritti Umani” ; in questo documento, insieme ad una serie di “princìpi” fondamentali vi è quello dell’ eguaglianza che recita “Ogni essere umano ha diritto ad essere curato a prescindere dalla condizione economica e sociale, dal sesso, dall’etnia, dalla lingua, dalla religione e dalle opinioni. Le migliori cure rese possibili dal progresso e dalla scienza medica devono essere fornite equamente e senza discriminazioni a tutti i pazienti”. Cosa pensi del fatto che nel 2009 gli Stati Uniti di Obama non riescano a far passare una “opzione pubblica” per la sanità americana, garantendo l’ assistenza sanitaria a tutte le classi sociali?
Credo che sia una vergogna che nel Paese più ricco e avanzato del mondo 60 milioni di abitanti siano tagliati fuori da qualsiasi assistenza sanitaria. Il governo americano destina una notevole percentuale del budget annuale alla sanità, ma questi soldi, anzicchè garantire cure adeguate a chi ne ha bisogno, vanno direttamente nelle tasche assicurazioni e delle multinazionali che hanno fatto dell’industria della salute il business più remunerativo di questi ultimi anni. La cosa ancora più preoccupante è che il sistema americano viene sempre più spesso additato come modello da riprodurre anche da noi.
Oltre alle intense fatiche della tua attività con Emergency, sei anche uno scrittore. Hai pubblicato (Feltrinelli, 1999) “Pappagalli verdi – Cronache di un chirurgo di guerra” e (Feltrinelli, 2002) “Buskashì – Viaggio dentro la guerra”. Di Buskashi , come prima immagine, ricordo i disegni di Vauro sui muri della pediatria a Kabul e la scena iniziale, con l’ intervento di emergenza su un ferito di guerra, trapassato da parte a parte da un frammento metallico. Purtroppo, per le gravissime condizioni il ferito (si chiamava Gafur) muore e tu scrivi: “Gafur.un civile? Un talebano? Un terrorista? Un Mujaheddin ? Soltanto un uomo.” . Immagino che questo sia il sentimento con il quale ogni giorno affronti i corpi dilaniati dei feriti di guerra. Ma in quei luoghi è davvero possibile prestare soccorso a tutti, indipendentemente dal fronte per cui combattono, o vi è un rischio rappresaglia nel dare soccorso alla “parte sbagliata”?
Il poter prestare soccorso a tutti è per noi una condizione indispensabile. Negli ultimi anni è sempre più difficile riuscire a far rispettare questo principio e ci è capitato a volte di dover reagire in maniera decisa per ribadire la necessità che i nostri ospedali rimanessero luoghi neutrali, dove qualunque uomo, donna o bambino possa ricevere le cure adeguate.
A quando un nuovo libro?
Per ora non è nei miei programmi.
Progetti futuri per Emergency
Per i prossimi anni ci stiamo impegnando molto per promuovere il diritto alla salute in Africa, coinvolgendo i Ministeri della Sanità di una decina di Paesi sull’idea di un network di Centri d’eccellenza gratuiti in varie discipline. E’ un progetto estremamente ambizioso, con un budget per la costruzione e la gestione di 9 nuovi ospedali di circa 250 milioni di dollari. Una cifra enorme per una organizzazione come Emergency, eppure è quanto ogni giorno viene speso per 8 ore di guerra in Iraq…
Oltre all’Africa, nell’immediato futuro credo che sarà necessario un maggiore impegno operativo dei nostri volontari anche in Italia. Dal 2005 gestiamo un poliambulatorio per migranti a Palermo che è diventato un punto di riferimento per decine di migliaia di stranieri ma anche per le fasce più marginalizzate della popolazione palermitana. Sempre più spesso riceviamo richieste di aprire strutture analoghe anche in altre città italiane. Stiamo lavorando per venire incontro a questa nuova emergenza sanitaria.
Grazie Gino. In bocca al lupo.
Antonio Rossano
Amazon estrae dal cilindro l’ applicazione Kindle per pc: e adesso non ci sono più limiti
11 novembre 2009, scritto da Antonio Rossano · scrivi un commento
Amazon ha appena rilasciato (scaricabile dal suo sito) una applicazione free per Pc, dal nome che la dice tutta: “Kindle per pc”.
L’ applicazione, per ora disponibile inversione per Windows Xp, Vista e W7, sarà presto disponibile in versione Mac. I clienti Amazon potranno quindi sfogliare il loro e-books tranquillamente sul proprio pc. L’ applicazione è ottimizzata per funzionare con netbooks e touch screens. Leggi tutto



