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Sogno di una notte di mezza estate.

28 gennaio 2009, scritto da Daniela Persico · 2 Commenti 

Daniela, Daniela

il tuo sguardo corrucciato da chissà quali pensieri.

Daniela, Daniela

“stai bene, abbi cura di te”

mi disse chi non poteva, non voleva, averne.

Daniela, Daniela

e le mie labbra sulle tue

per quanto poco ma per quel poco che è bastato,

con i tuoi polpastrelli cicciotti,

con la tua insensata antipatia.

Daniela, Daniela

il mio nome non ha mai avuto così poco significato

tra un silenzio e l’altro,

eppure ancora lo sento riecheggiare,

in un tempo senza tempo,

di cui ho sentito ogni istante

la tragicomica evanescenza.

Daniela, Daniela

ancora uno sguardo, ancora un bacio,

ancora, ti prego, tu.

Canzone dei numeri fuori posto

21 gennaio 2009, scritto da vincenzo · scrivi un commento 

Un bracciale numerato

colorato per il sesso

è da quando sono nato

che un bel numero m’han messo.

E da quel momento al mondo

che cos’altro siamo stati,

solo numeri di un conto

e per genere marchiati.

Raccolti come pecore

in un pascolo ordinato

nel quale avere remore

è già un vizio mal guardato.

Ognuno ha il suo gran posto

ad un ruolo è destinato

convinto sia per questo

non per altro d’esser nato.

Se poi cerchi una risposta

da chi non la vuole dare

quest’eresia ti costa

perché tenti di pensare.

Così tutto l’ingranaggio

gira come un corpo solo

e nessuno ha mai il coraggio

di esibirsi in un assolo.

Però ne ho le tasche piene

di star sempre a capo chino

di far quello che conviene

e di farlo con l’inchino.

Ma io mi sono rotto

d’esser numero di un foglio

di restare sopra o sotto

e non fare ciò che voglio.

E chi ascolta sta canzone

penserà che sono strano

corro dietro all’illusione

d’un bel sogno un po’ balzano.

Voglio un mondo colorato

da parole e fantasia

voglio un uomo liberato

dal profitto che è pazzia.

Voglio vivere in un modo

che mi dica d’esser vivo

e ci arrivo pressappoco

solamente quando scrivo.
Vincenzo Buccella

Lentamente Muore (Martha Medeiros, 2000)

21 gennaio 2009, scritto da emilianaer · scrivi un commento 

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia
e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire
un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire
ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta
musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia
aiutare.

Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi della propria
sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi
non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde
quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicità.

Vortici senza senso.

16 gennaio 2009, scritto da Daniela Persico · scrivi un commento 

Su cosa può essere non amarsi e cosa, fortunatamente, non è più.

La mia mente mi ha intrappolata in vortici senza senso

che disprezzo,

loro come me stessa,

con acredine, come se non fossi io,

scappando ancora,

per quanto?

Non vivo che non è vita essere sospesi tra il nulla e il vuoto,

non vivo

e così non voglio più nemmeno farlo.

Sono l’ombra deforme di tutto quello che avrei dovuto,

avrei voluto?,

essere.

Cambio e sbaglio, Sbaglio e cambio

13 gennaio 2009, scritto da Daniela Persico · 2 Commenti 

Piove o forse nevica,

o forse il sole piange,

semplicemente.

Piange cosa?

e perché io non so scegliere tra queste alternative?

Perché non so dire se sia il sole a piangere, la pioggia a piovere

o la neve a nevicare?

Piove e io dovrei lavorare,

studiare, camminare,

forse essere migliore

o meglio,  essere peggiore.

Cosa si fa quando il tuo peggio è il meglio?

Eppure lì in quel luogo dove le nostre lacrime sono state sparse,

che poi è un po’ come la collina,

sì quella collina,

la collina di Lorenzo,

c’è la risposta.

Se c’è la risposta non c’è colpa.

Se c’è colpa non c’è la risposta.

Se ci sono io,

se ci sei tu

(e ci sono? ci sei?)

c’è anche noi?

E loro dove vanno?

“l’amore che strappa i capelli è perduto ormai non resta che qualche svogliata carezza e un po’ di tenerezza”

Tutto è scritto.

Ma c’è una risposta, diversa,  per ogni luogo degli universi paralleli.

Noi siamo, io e te siamo, le rette parallele che per la geometria euclidea non si incontrano mai.

Ecco se semo visti.

Tutto su mio padre.

10 gennaio 2009, scritto da Daniela Persico · 1 Commento 

Sono trascorse le ore, tanto da essere diventate giorni,

tanti che ormai sono mesi

e se il tempo migliora le cose, questa volta non fa il suo dovere,

perchè pensarti dieci volte al giorno,

non è meglio che farlo cento o più.

E’ peggio.

Mi fa sentire colpevole,

mi fa pensare che tu stia morendo di nuovo, e per mano mia.

Il bisogno di te è costante,

le illusioni dolorose,

quando, per un attimo,

dimentico

e penso di doverti cercare

o, che è più triste, che ti possa trovare.

Benedetti i sorrisi, benedette le parole,

benedetti i gesti,

benedetto sempre e comunque solo l’amore.

L’amore, quello che, quasi ogni notte,

ci fa incontrare nei sogni.

L’amore, quello che mi stringe un nodo in gola,

quando vorrei le tue mani,

i tuoi occhi.

L’amore, quello che avvelena ogni attimo di gioia vissuto senza di te.

L’amore quella folle cosa che più di tutte ho imparato da te.

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