Perù: 248 nativi dell’Amazzonia feriti e arrestati durante gli scontri con la polizia
11 giugno 2009, scritto da Amministratore · scrivi un commento
Decine di manifestanti delle comunità native dell’Amazzonia sono state arrestate e almeno 169 sono rimasti feriti a seguito delle proteste che hanno avuto luogo il 5 giugno scorso nella città di Bagua, dipartimento di Amazonas.
I nativi delle comunità dell’Amazzonia hanno iniziato a protestare contro una serie di decreti legislativi sull’uso della terra e delle risorse naturali nella giungla amazzonica a metà aprile. Le comunità native non sono state consultate su questa legislazione nonostante il Perù abbia ratificato la Convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) 169, che obbliga il governo a consultare la popolazione nativa per ogni tipo di decisione o legislazione che riguardi i suoi interessi. A causa delle proteste, il 9 maggio il governo ha dichiarato 60 giorni di stato di emergenza nella zona.
Il 5 giugno, dopo 50 giorni di proteste, la Polizia nazionale ha sgomberato con la forza i nativi che stavano protestando bloccando una strada d’accesso a Bagua. L’azione ha causato la morte di almeno nove nativi e 24 agenti di polizia e il ferimento di 200 persone, tra cui 31 agenti. Si teme che il numero di manifestanti uccisi sia più elevato. Secondo fonti locali, alcune persone rimaste ferite non avrebbero ricevuto le adeguate cure mediche poiché le strutture sanitarie locali erano prive delle attrezzature necessarie.
L’ufficio dell’Ombudsman ha confermato che 79 manifestanti si troverebbero sotto custodia militare e della polizia. Tuttavia, non è chiaro che tipo di trattamento stiano ricevendo, di quali reati sarebbero accusati e se abbiano accesso a cure mediche e assistenza legale.
Amnesty International ha predisposto un appello al Presidente della Repubblica peruviana, richiedendo il rispetto dei diritti dei cittadini arrestati, l’ accesso alle cure mediche ed assistenza legale e l’ immediato rilascio.
Brasile: il rifiuto dell’estradizione a Battisti minaccia le relazioni diplomatiche con l’Italia
2 febbraio 2009, scritto da Antonio Rossano · 1 Commento
E’ con grande piacere che introduco questo articolo pubblicato il 29.01.2009 su GlobalVoices.it, scritto da Paula Góes per GlobalVoices e tradotto in Italiano da Stefano Ignone. Chi è abituato a scorrere le pagine di questo Social Blog sa che uno degli obiettivi principali che sono stati posti a base di questo impegno è quello di rappresentare un luogo nuovo di cultura partecipativa e di sperimentazione democratica sul web. Global Voices, progetto di Citizen Media partito alla Harvard University è sicuramente, a livello mondiale, uno dei luoghi dove questo tipo di informazione e di cultura partecipativa hanno trovato una libera espressione ed una possibilità di realizzazione autentiche.
Personalmente, la mia attenzione nel leggere questo articolo, non è riferita alla notizia in sè, peraltro rimbombata sui media tradizionali in maniera quasi ossessiva in questi giorni, bensì all’ aspetto di confronto culturale che da esso emerge e che, su nessun giornale nostrano è stato evidenziato. La possibilità di capire in qualche modo la visione delle cose “altra”, quella che è vista ed è percepita in Brasile come la realtà dei fatti, ahimè molto diversa da quella a noi presentata. Non entro nel merito della questione e credo che ciascuno possa farsi un idea propria delle differenze e dei contesti. E’ però da questo confronto che possiamo comprendere quanto la realtà sia sostanzialmente relativizzata dai mass-media e come due tesi completamente opposte possano essere considerate “autentiche” a due estremi così distanti di questo pianeta.
E allora dov’è la verità? La verità, secondo me, si “forma” dentro di noi attraverso il confronto e la conoscenza. Buona lettura ed un ringraziamento a Global Voices che, con l’ utilizzo delle licenze Creative Commons, ci consente di offrirvi questa interessante visuale del mondo.
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Brasile: il rifiuto dell’estradizione a Battisti minaccia le relazioni diplomatiche con l’Italia
(pubblicato il 29.01.2009 su GlobalVoices.it, scritto da Paula Góes per GlobalVoices e tradotto in Italiano da Stefano Ignone)
Per il governo brasiliano, Cesare Battisti [it] è un attivista politico. Per il governo italiano, lo scrittore è un terrorista condannato all’ergastolo. Due settimane fa, la controversa decisione del governo brasiliano di assicurare lo status di rifugiato politico a Battisti ha diviso l’opinione pubblica brasiliana, scatenato critiche in Italia e rischia di provocare un terremoto diplomatico nelle relazioni tradizionalmente amichevoli tra i due Paesi.
Ex componente dei Proletari Armati per il Comunismo [it], gruppo di estrema sinistra che negli anni ‘70 in Italia promuoveva la rivoluzione armata, Battisti è stato processato e condannato all’ergastolo per una serie di reati, tra cui l’omicidio. Dopo esser fuggito in Francia, e aver provocato altre tensioni diplomatiche, dal 2002 vive in Brasile, dove la sua richiesta di estradizione era al vaglio della Corte Suprema.
Dopo che la sua prima richiesta di asilo era stata rifiutata dal Comitato Nazionale per i Rifugiati, Battisti ha appena ottenuto lo status di rifugiato politico dal Ministro brasiliano della Giustizia Tarso Genro [in], in base alla motivazione della condanna in contumacia e di prove presumibilmente poco affidabili. Nell’ultimo sviluppo della tensione diplomatica, la decisione di Genro, poi sostenuta dal Presidente Lula, ha spinto le autorità italiane a richiamare l’ambasciatore in Brasile, Michele Valensise, ufficialmente “per consultazioni” [in].
Sono stati diffusi appelli al boicottaggio dei prodotti brasiliani – nel 2008 il volume d’affari tra i due Paesi ammontava a 10 miliardi di dollari – e alla cancellazione dei soggiorni turistici da parte degli italiani. Potrebbe essere annullata [it] perfino l’amichevole di calcio Brasile-Italia, prevista per il 10 febbraio a Londra.
In Brasile, le opinioni sono discordanti, e attualmente circolano su Internet due petizioni: una a favore del governo italiano [pt], l’altra sostiene la decisione brasiliana [pt]. Mentre il governo italiano sembra sempre più infuriato per l’incidente, la controparte sudamericana ha provato a stemperare la tensione dichiarando che non esisterebbe alcuna tensione tra i due Paesi. Marcos Otterco [pt] afferma che il ritiro dell’ambasciatore italiano è un fatto molto grave:
“Se a Itália levar adiante sua retaliação, e tudo indica que isso não ficará barato, o Brasil terá muito a perder e nada a ganhar. Prepare-se para onda de deportação de brasileiros residentes na Itália.”
Se l’Italia andrà fino in fondo con la sua ritorsione, e tutto lascia supporre che lo farà, la cosa costerà molto cara al Brasile, che in tutta questa situazione ha solo da perderci, e parecchio. Preparatevi a un’ondata di deportazioni di brasiliani residenti in Italia.
D’altra parte secondo il blog Consciência.net [pt] Battisti, ora affermato scrittore di gialli, era un militante di poco conto, divenuto importante solo dopo aver scritto un libro di denuncia della scarsa capacità del sistema giudiziario italiano di gestire i processi. Secondo il blogger, sono altri gli interessi in palio:
“É para esconder do mundo que seus julgamentos não passavam de linchamentos com verniz de legalidade que a Itália quer calar Battisti.
E salta aos olhos que a sanha destrambelhada de Berlusconi e seus cúmplices tem o objetivo secundário de humilhar os eminentes cidadãos libertários do mundo inteiro que abraçaram solidariamente a causa de Battisti.”
L’Italia vuole far tacere Battisti per nascondere al mondo il fatto che i suoi processi non sono altro che linciaggi, con appena una patina di legalità.
È chiaro inoltre che l’ira fuori luogo di Berlusconi e dei suoi complici non ha altro scopo se non umiliare quei eminenti cittadini libertari che, in tutto il mondo, si sono uniti per sostenere la causa di Battisti.
Non sorprende affatto che l’opinione pubblica italiana abbia percepito la concessione dello status di rifugiato politico al cittadino italiano come una dimostrazione di sostegno da parte del governo brasiliano a quei movimenti estremisti che hanno terrorizzato l’Italia, per non parlare dell’offesa alla società italiana [in]. Luca [pt] si dice sicuro che il Presidente Lula, d’altro canto, non abbia compreso appieno la gravità della situazione e ora si trovi con una patata bollente tra le mani:
“Agora, estabelecido o escândalo, não sabe o governo Lula o que fazer para que o incidente não se transforme em uma grave crise internacional que poderá render ao Brasil o afastamento, por falta de convite, para a importante próxima reunião do G8, grupo atualmente presidido pela Itália, sob a alegação de que o nosso país não colabora com o combate internacional ao terrorismo, ao contrário, o prestigia dando refúgio a terroristas.”
Ora che è scoppiato lo scandalo, il governo Lula non sa cosa fare per impedire che l’incidente si trasformi in una crisi internazionale seria, che potrebbe costringere il Brasile all’isolamento diplomatico e all’esclusione dal prossimo G8, attualmente presieduto dall’Italia, con la motivazione che il nostro Paese non collabora con la lotta internazionale al terrorismo, e anzi la ostacola, dando rifugio a dei terroristi.
Altri affermano che, con questa decisione, il Brasile dimostra di essere una democrazia esemplare [pt] e che le critiche sono la normalità in ogni disputa politica. Ralf Rickli [pt] sottolinea come i media finora abbiano mostrato una sola versione dei fatti: le proteste italiane. Il blogger offre la sua opinione sui dubbi che circondano il processo in contumacia del 1987, ricordando che anche il governo Mitterand aveva negato la sua estradizione, e si chiede: “Perchè i grandi mass media non ne parlano?”. E risponde così:
“E aí de repente lembro que o atual primeiro-ministro da Itália é um magnata da imprensa… Representante típico de uma certa direita que se vale da força da imprensa como instrumento de poder – com o qual vem se safando inclusive de repetidas acusações de corrupção e de ligação com a Máfia.
Mas deve ser só coincidência, não? Não deve haver nenhuma relação…”
Ecco, improvvisamente mi sovviene che il Premier italiano è un magnate dei media… un tipico rappresentante di quell’area politica di destra abituata a usare la forza dei media come strumento di potere – strumento col quale è riuscito continuamente a sfuggire a molteplici accuse di corruzione e di collusione con la mafia.
Ma è sicuramente una semplice coincidenza, no? Non c’è alcun rapporto fra queste cose…
A proposito della copertura mediatica dell’argomento, il sociologo Rudá Ricci [pt] definisce la maggior parte delle critiche avanzate come reazioni irrazionali di militanti di sinistra e di parte dei media:
“Irracional porque do ponto de vista legal, o ato não fere nenhum princípio. Mas é um ato político, sem dúvida. E é por aí que a nuvem de fumaça se espalha. Comecemos pelas reações à direita:
1) O Clube Militar emite nota destacando que se trata de concessão de asilo a um assassino sanguinário. Aliás, vai mais longe e cita uma tal “ditadura sanguinária”;
2) O governador José Serra, de olho no eleitorado paulista (muito conservador) afirma timidamente que se trata de um equívoco. Tímido porque ele mesmo foi um refugiado político no Chile e conviveu com brasileiros que eram denunciados pelos mesmos crimes que Battisti;
3) O senador e ex-presidente italiano Francesco Cossiga ataca Tarso Genro dizendo que se trata de um ministro “cretino”;
4) A polícia italiana diz que o próprio Battisti matou quatro pessoas. Ele nega.
Os argumentos são exagerados e frágeis, como se percebe.”
Sono irrazionali, perchè dal punto di vista legale la decisione non contravviene ad alcun principio. Ma non c’è alcun dubbio che si tratti di una decisione politica: è qui che si fa confusione. Cominciamo dalle reazioni di destra:
1) Il Clube Militar [pt] ha reso pubblica una dichiarazione che rimarca il fatto che il Brasile sta dando rifugio a un killer assetato di sangue, cosa che spinge l’organizzazione militaristica a parlare di una “dittatura sanguinaria”;
2) Jose Serra [in], governatore dello stato di San Paolo, che deve tenere d’occhio l’elettorato locale (assai conservatore) afferma timidamente che c’è stato un fraintendimento. La timidezza deriva dal fatto di essere stato egli stesso un rifugiato politico, in Cile, dove ha vissuto con brasiliani accusati di crimini simili a quelli per cui è stato condannato Battisti.
3) L’ex presidente della repubblica italiana Francesco Cossiga [it] ha insultato Tarso Genro [in], definendolo “Un cretino”.
4) La polizia italiana afferma che Battisti ha ucciso quattro persone con le proprie mani, ma lui nega.
Da quanto è dato di capire, si tratta di tesi gonfiate e fragili.
Molti non sono d’accordo, e ritengono il Paese abbia imboccato una strada sbagliata. Fernando Rizzolo [pt] definisce la decisione del governo brasiliano, che lo ha costretto ad una situazione di stallo, fondata su questioni ideologiche più che legali;
“É impressionante a que ponto a paixão pela ideologia da esquerda faz com que um País como o Brasil se indisponha com a Europa. Não é possível que o ministro Tarso Genro, o PT, o presidente Lula encontrem neste cidadão Battisti “algo maior” ao defendê-lo e colocar o Brasil numa situação complicadíssima. A Itália é uma democracia, a própria esquerda italiana não o defende. Para que tudo isso ? Lula deveria ter reconsiderado a decisão de Tarso, mas não, o PT tem um amor incrível as causas esquerdistas, a ponto de sacrificar um País, não é ?”
È incredibile notare fino a che punto la passione per l’ideologia sinistroide possa costringere un Paese come il nostro ai ferri corti con l’Europa. Non credo sia possibile che il Ministro Tarso Genro, l’intero Partito dei Lavoratori (PT) e il Presidente Lula siano tutti convinti che ‘valga in qualche modo la pena’ mettere il Paese in una situazione tanto complicata per questo Battisti. L’Italia è una democrazia, e nemmeno i gruppi di sinistra più estrema lo sostengono più. Allora, perchè si è giunti a tutto ciò? Il Presidente Lula dovrebbe rivalutare la decisione di Tarso, e invece il suo partito continua a dimostrare un grande attaccamento per le cause della sinistra, al punto da giustificare un così grande sacrificio per tutto il Paese. O mi sbaglio?
Leandro Sartori Molino [pt] ritiene che entrambi i governi stiano commettendo l’errore di compromettere le relazioni storicamente buone tra Italia e Brasile [in] per una questione di così poca importanza:
“Mas nós, meros cidadãos brasileiros e italianos, que não temos nada a ver com essa ridicularidade, estamos, no mínimo, assustados: o que poderá ocorrer conosco, que adoramos passear pelas Praias do Nordeste brasileiro, sambar em seu impressionante Carnaval, tomar um delicioso “spresso” na Piazza Novona, ouvir os gondoleiros de Venezza ao passear por seus canais, tomar vinho, comer uma deliciosa macorranada, tomar caipirinha e comer feijoada?”
Eppure noi, semplici cittadini italiani e brasiliani che non hanno nulla a che fare con quest’assurdità, siamo a dir poco spaventati: cosa potrà mai succedere a quanti di noi amano passeggiare per le spiagge del Brasile nordorientale, ballare la samba al suo impressionante carnevale, sorbire un delizioso espresso in Piazza Navona, o ascoltare il canto dei gondolieri mentre navighiamo i canali di Venezia, bere vino, assaggiare un’ottima pasta, sorseggiare una caipirinhas [in] o mangiare una feijoada [in]?



