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Flavio Cattaneo: perfezionato l’accordo con A2A per l’acquisizione di Retrasm

6 settembre 2010, scritto da Phinet · scrivi un commento 

Flavio Cattaneo, AD di Terna: perfezionato l’accordo per l’acquisizione della rete di trasmissione nazionale e in alta tensione di A2A
Il Gruppo Terna, di cui Flavio Cattaneo è Amministratore Delegato, – attraverso Terna Linee Alta Tensione S.r.l. (“Telat”), società interamente controllata da Terna S.p.A. - ha perfezionato  con A2A S.p.A., l’acquisizione dell’intero capitale sociale di Reti Trasmissione Energia Elettrica ASM S.r.l. (“Retrasm”).

Flavio Cattaneo perfezionato l’accordo per l’acquisizione della rete di trasmissione nazionale e in alta tensione di A2ASecondo quando previsto dal contratto di acquisizione firmato lo scorso 22 dicembre 2009 ed a seguito dell’approvazione da parte dell’Autorità Antitrust, il Gruppo Terna, di cui Flavio Cattaneo è Amministratore Delegato, – attraverso Terna Linee Alta Tensione S.r.l. (“Telat”), società interamente controllata da Terna S.p.A. – ha perfezionato oggi con A2A S.p.A., l’acquisizione dell’intero capitale sociale di Reti Trasmissione Energia Elettrica ASM S.r.l. (“Retrasm”).

Il corrispettivo pagato per l’intero capitale sociale di Retrasm è pari a 28 milioni di Euro circa. Retrasm è una società di trasmissione dell’energia elettrica che, ad oggi, gestisce e detiene la proprietà di una porzione di Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) pari a circa 288 chilometri di linee e relativi stalli e 1 stazione elettrica a 220/130 kilovolt.Flavio_Cattaneo_Reti_Trasmissione_Energia_Elettrica_Retrasm

L’Assemblea di Retrasm ha provveduto, sempre in data odierna, alla nomina del nuovo Amministratore Unico e deliberato il trasferimento della sede in Roma e la modifica della denominazione sociale in “Rete di Trasmissione Brescia S.r.l.”.

(Fonte: Terna Comunicati Stampa)

Social Media Communication
Phinet
Roma Italia
Alessandra Camera
a.camera@phinet.it

Ma i berluscones sono Fini….

31 agosto 2010, scritto da Antonio Rossano · scrivi un commento 

La querelle di questa estate sulla spaccatura politica Berlusconi-Fini con tutti gli annessi e connessi (es. vicenda Tulliani) costituisce una pericolosa chimera per la chiarezza e correttezza politica nel nostro paese.

Sono molto apprezzabili parole e posizioni dei cosiddetti “finiani” di “Futuro e Libertà”  su tutte le questioni politiche e sociali: peccato che, ad oggi, alle parole non corrispondano fatti.

A fronte di una sinistra pressochè inesistente, profondamente divisa al suo interno, ancora soggiogata da una classe dirigente incatenata al passato e ai dossier sui suoi uomini “ombra”  ed alla conseguente dispersione del “popolo” dei suoi elettori in quella che viene definita “antipolitica” (Grillo, Di Pietro), i berluscones hanno inventato la nuova formula della dissidenza interna, del “prendi due paghi uno”: si perchè l’ elettore del centro destra (ma soprattutto quello del centrosinistra) adesso ha una doppia possibilità: stanco di Berlusconi e delle sue vicende personali? Bene diventa un “finiano” !! Di fatto il voto resta all’ interno della coalizione, nella quale, a parte la apparente prova di forza della “mozione Caliendo” dove si sono astenuti, i finiani hanno sempre votato in favore del governo. 

E continueranno sempre a votare. Basta in effetti un pò di elementare logica, per comprendere che, al di là di una competizione sulla leadership Fini – Berlusconi , non vi è alcuna diversa possibilità di schieramento politico “vincente” per gli uomini di Futuro e Libertà.

Allearsi con Fini per Bersani sarebbe lo strappo definitivo con quella sinistra delusa e distratta sopramenzionata che in Grillo e Di Pietro ha trovato espressione e con Vendola che, qualora accettasse una tale alleanza , avrebbe non poche difficoltà a spiegare la scelta ai suoi elettori. Allora, se i sondaggi assegnano un ottimistico 6% ai finiani in caso di elezioni, significherebbe rinunciare ad un 10-12% tra Di Pietro, Grillo e Vendola, per quanto già detto “incompatibili”.

Sempre che davvero Fini fosse interessato a ciò. Cosa sulla quale nutro non profondi dubbi, ma latenti certezze.

La certezza che il delfino di Almirante abbia deciso di uscire finalmente allo scoperto, di far pesare adeguatamente la sua posizione nel PDL, per giungere a quello che, fin dall’ inizio era apparso l’ obiettivo iniziale della fusione: Berlusconi Presidente della Repubblica, definitivamente salvo dai suoi problemi giudiziari e Fini alla guida del governo.

Diversamente, Fini fuori dal PDL, diventerebbe un signor “nessuno”.

Berlusconi – Fini: strani segnali dalla periferia

8 maggio 2010, scritto da Antonio Rossano · scrivi un commento 

SNC00121Pietro Diodato è un uomo proveniente da Alleanza Nazionale. E’ stato componente della Direzione Nazionale di AN. E’ stato eletto Consigliere Regionale in Campania alle ultime elezioni con il  ragguardevole numero di 28.000 preferenze. E’ vicepresidente regionale del PDL. Non è , come erroneamente indicato nel manifesto, deputato al parlamento.

Da alcuni giorni per le strade di Napoli, (molto nella “sua” Pianura, quartiere napoletano popolare di riferimento per Diodato, ma anche nel resto della città) si vedono questi manifesti: “COMITATI: Silvio e Gianfranco insieme per vincere ancora”.

Anche comprendendo le difficoltà del momento per i finiani, Diodato è uomo di squadra e certe iniziative non possono essere ingenuamente viste “solo” come un bisogno di unità all’ interno del partito.

Al contrario, agli occhi di chi scrive, appare come un segnale chiaro e diretto (”chi deve capire capisca”) di una periferia che forse non è proprio così “unita” al cavaliere come viene riferito.

Vada a farsi fottere, la prego!

6 maggio 2010, scritto da AntonioMa · scrivi un commento 

L’intervento vaffanculeggiatorio di Max “Baffino” D’Alema – l’uomo chiamato a dirigere il comitato di controllo sui servizi segreti o Copasir- nei confronti del giornalista nonché condirettore de Il Giornale Alessandro Sallusti durante l’ultima puntata di Ballarò ha suscitato diverse polemiche.

dimissioni Scajola

L'ex Ministro Claudio Scajola

Il motivo del battibecco, come è noto, è partito dall’affaire Scajola: l’ex ministro, exdemocristiano, ed oramai exberlusconiano (potrebbe quindi mettere su un nuovo brand per un vino l’Ex, ex, ex) avrebbe (il condizionale è d’obbligo essendo l’ex ministro neanche indagato) acquistato una casa di 180 metri quadri vista Colosseo (e vista anche su Raul Bova e Lory Del Santo, ragazzi e ragazze!) con 80 dico 80 assegni gentilmente elargitegli direttamente o indirettamente (tramite l’architetto Zampollini: tanto va la gatta al lardo che Scajola ci lasciò lo Zampollini) dal fiorito costruttore Anemone – della cricca dell’Aquila.

Sallusti, durante la ballata ballaroliana del martedì, attaccava Baffino sostenendo che D’Alema stesso non potesse parlare di queste cose perchè implicato in uno sporco affare di affitti privilegiati; la discussione iniziata con un dibattito sulle dimissioni del ministro Scajola, era stata quindi spostata da Sallusti stesso sui presunti ‘favori’ ai politici per l’acquisto e gli affitti ‘di favore’ cui avrebbero beneficiato molti politici, tra cui D’Alema stesso il quale ha subito ribattuto di aver pagato l’affitto delle sue case «a prezzi di equo canone». Ostinato nel suo attacco Sallusti si è beccato un “Vada a farsi fottere…lei è un bugiardo e un mascalzone. Pagato per fare il difensore d’ufficio del governo…” dal notoriamente glaciale, algido e politically correct Maxdalema (ecco, così anche gli regalo il nome per un brand di gelati).

Apriti cielo! Il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Roberto Natale in una nota ha affermato che “Quanto abbiamo ascoltato [martedì] sera a Ballaro’ e’ piu’ di una caduta di stile. La quasi rissa tra Massimo D’Alema ed il vicedirettore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, e’ una pessima pagina nel rapporto tra politica e informazione, con l’aggravante che il politico in questione e’ anch’egli un giornalista”. Badate bene, nella stessa nota Natale afferma che “Nella politica italiana c’e’ troppo fastidio per l’informazione, e troppa abitudine a considerare accettabili solo i giornalisti compiacenti. Berlusconi ce ne da’ dimostrazione quotidiana, e vuole una nuova normativa sulle intercettazioni per stroncare la cronaca giudiziaria”.

DAlema e Sallusti a Ballarò

D'Alema e Sallusti a Ballarò

In realtà sia D’Alema che Sallusti hanno torto. D’Alema per aver perso le staffe, Sallusti per essere come giornalista un po troppo di parte (ma c’era qualcuno nel passato che aveva affermato che “con la libertà di stampa i giornali pubblicano solo ciò che vogliono veder stampato le grandi industrie o le banche, le quali pagano il giornale” – era Benito Mussolini); ed è quindi paradossale che Berlusconi faccia il baubau sulla libertà di stampa, quando anche lui stesso ha avuto e ha ancora bisogno della libertà di stampa per la propria propaganda.

L’argomento di Sallusti non regge: il paragone tra la vicenda di Scajola e la cosiddetta «affittopoli» degli anni Novanta è sbagliata. Nel primo caso siamo di fronte ad una serie di reati dei quali si sta occupando la magistratura (tant’è vero che Scajola si è dimesso). Il secondo caso –  che fa riferimento a quando alcuni politici, tra cui lo stesso D’Alema, furono criticati perché abitavano in affitto in case di enti previdenziali pagando l’equo canone – presuppone una condotta amorale da parte di chi ha permesso quel privilegio. Ha quindi ragione D’Alema quando ha affermato durante il battibecco che «È stato fatto un accostamento che non c’entra nulla. Io ero in affitto, non ero né ministro né capo di governo, ero in un ente previdenziale pubblico e pagavo l’equo canone previsto dalla legge. Quando uscì la questione che i politici non potevano restare, e io non pagavo con i soldi che mi dava uno speculatore amico mio, io la lasciai. Io ebbi gratuitamente la sensibilità di lasciare la casa». Si è in altri termini confuso il piano meramente morale (il moralista – paradossalmente – non era D’Alema – l’accusato – , ma lo stesso Sallusti – l’accusatore) con quello, più grave, di tipo legale. E’ tipico di molti giornalisti italiani cadere in questo tipo di fallacie logiche e di mistificazioni affabulatorie che ci viene il sospetto che in giro ci sia poca professionalità, scarsa intelligenza piuttosto che malcelata partigianeria – ma forse è anche colpa del livello del pubblico italiano che privilegia la rissa al dibattito razionale?

La grande tristezza intorno a questa storia inoltre la fa venire il proprietario originario dell’appartamento, Antonio Papa, che sul Corsera di oggi ha affermato che  ”è un appartamento piuttosto scrauso, direi, rispetto per esempio a quelli di Raoul Bova o Lory Del Santo che stanno ai piani alti. Quelle sì che sono case fantastiche. Invece qui stiamo parlando di un mezzanino senza neppure il balcone, che insiste sulla strada, insomma fa schifo, non è sicuramente un posto dove andrei a vivere io. E non è nemmeno un posto da ministro”.

La politica italiana e il giornalismo italiano sembrano oramai diventati un vaffanculeggiamento tra poveri, mentre Moody’s ci cataloga oggi come uno dei paesi a rischio, alla stregua della Grecia.

scontro D\’Alema Sallusti

Napoli:in attesa di bonifica si muore. Oceanus si costituisce parte civile

12 aprile 2010, scritto da titticimmino · scrivi un commento 

oceanus
Ecco il Comunicato Stampa che volentieri inoltro alla Vostra attenzione.

OCEANUS ONLUS si costituirà parte civile nel PROCESSO per DISASTRO COLPOSO a DIFESA di tutti i residenti di Pianura, Quarto e dintorni.

Ci costituiremo GRATUITAMENTE per coloro che risiedono, che hanno contratto PATOLOGIE tumorali e per i congiunti di coloro che hanno perso la vita per le stesse patologie.

Raccoglieremo le deleghe per dare mandato ed essere rappresentati GRATUITAMENTE da Oceanus onlus al processo!

E’ un’iniziativa epocale, LA PRIMA vera possibilità di fare GIUSTIZIA non puoi mancare!

TI ASPETTIAMO alla scuola VIII Circolo didattico di Pianura il 17 Aprile 2010 dalle 16:30 alle 20:00

NAPOLI: IN ATTESA DI BONIFICA SI MUORE
Target: PUNIRE I COLPEVOLI E BONIFICARE LE TERRE CAMPANE!

ALLARME SALUTE: Incremento di casi di tumori e malformazioni negli ultimi decenni tra gli abitanti di Pianura, area molto popolosa della citta’ di Napoli.
CAUSA: Principale indiziato e’ la discarica di CONTRADA PISANI, rimasta attiva fino alla meta’ degli anni novanta, e riempita di amianto, resine industriali, rifiuti speciali, etc…
PRESUNTI COLPEVOLI: Aziende soprattutto del Nord Italia che hanno utilizzato tale discarica come pattumiera di rifiuti legali ed ILLEGALI.
La Procura ha disposto il prelievo e l’ analisi del terreno della cava di Contrada Pisani, l’ ipotesi e’ di DISASTRO COLPOSO, sara’ poi il processo ad accertare o meno se esista una correlazione tra l’ aumento di PATOLOGIE TUMORALI e DECESSI nell’ area di Pianura tra i suoi abitanti e lo scarico di rifiuti tossici avvenuto in Contrada Pisani, a tal fine OCEANUS onlus, che sara’ parte civile al processo, presentera’  le cartelle cliniche dei residenti di pianura che hanno contratto PATOLOGIE TUMORALI.

ADERISCI A QUESTA BATTAGLIA DI DIGNITA’ BASTA CON LA RASSEGNAZIONE! RIPRENDIAMOCI IL NOSTRO TERRITORIO! RIPRENDIAMOCI LE NOSTRE VITE!

FIRMA LA PETIZIONE ONLINE! TI SERVIRANNO POCHI SECONDI, MA PUOI FARE LA DIFFERENZA!

http://www.thepetitionsite.com/1/napoli-in-attesa-di-bonifica-si-muore

La Finis Italica

1 aprile 2010, scritto da AntonioMa · scrivi un commento 

Il romanzo di Musil, “L’uomo senza qualità“, racconta di un uomo ideale  del novecento che, riassumendo in sé tutte le qualità o le non qualità del secolo appena iniziato, il Novecento, vive privo di reali interessi; questa situazione è descritta come vera e propria malattia della volontà. Il romanzo si chiude con il protagonista che abbandona il cosiddetto comitato dell’Azione Parallela, e chiuso in casa con una sorella improvvisamente comparsa, comincia esistenziali discorsi sull’Amore e il Sentimento sull’ombra di grandi suggestioni come l‘ermafroditismo e il viaggio mistico. Leggi tutto

Le colpe degli italiani. Una risposta a Zagrebelsky

1 marzo 2010, scritto da AntonioMa · 3 Commenti 

Gustavo Zagrebelsky

Gustavo Zagrebelsky

Gustavo Zagrebelsky su La Repubblica di oggi si chiede a cosa si deve l’adesione alle leggi. Chi ha studiato filosofia, scienze politiche o giurisprudenza sa che questa è una delle vecchie questioni che si dibattono sin dall’antica Grecia, ed, infatti Zagrebelsky cita Platone, Socrate e il problema del Nomoi. Ancora lui?

Nel mondo in cui si credeva nella magia e nella religione – usando un lessico di weberiana memoria – le leggi avevano il suo fondamento nella religione, e chi le violava non solo era soggetto a sanzione umana ma addirittura era soggetto alla sanzione divina che si prospettava ben più dura di quella terrena. Nelle società contemporanee le quali, in accordo con Weber (Max, non Ela – anche se quest’ultima appare più in sintonia coi tempi – mi raccomando!), sono caratterizzate da un disincantamento del mondo (Entzauberung der Welt),  però, abbiamo il problema del fondamento delle leggi – appunto perchè Dio non è più la fonte del diritto e dell’etica.

Per alcuni è laicità dello stato, per altri è una forma di hybris – ovvero una forma di arroganza (quello appunto di aver sostituito ciò che era propriamente attribuito a Dio con l’uomo, l’umanità, la maggioranza, il popolo ecc…). Ed infatti, Zagrebelsky ci dice che “l’esistenza delle leggi non esclude che vi sia chi le sfrutta e viola per il proprio interesse, a danno degli altri. Ma il compito della legge, per poter pretendere obbedienza, è di contrastare l’arroganza di chi le infrange impunemente e di chi, quando non gli riesce, se ne fa una per se stesso. Se la legge non contrasta quest’arroganza o, peggio, la favorisce, allora non può più pretendere né riconoscenza né ubbidienza. Il disprezzo delle leggi da parte dei potenti giustifica analogo disprezzo da parte di tutti gli altri”. Zagrebelsky conclude che questa è la grande responsabilità, o meglio la grande colpa, che si assumono coloro che fanno leggi solo per se stessi, e che chiedono impunità: contrastare costoro con ogni mezzo non “giustizialismo”, ma è semplicemente legittima difesa.

Sarà, ma a mio avviso Zagrebelsky fa una analisi molto povera e monodirezionale, partendo dai seguenti presupposti: 1. ci sono dei potenti che sono arroganti (ma questi potenti da chi sono stati messi la?) 2. i potenti sono comunque dei modelli per i subalterni (cosa che non è sic et simpliciter) 3. bisogna contrastare costoro (fino a che limite? E’ ammessa la violenza per contrastarli?).

Nelle moderne teorie della leadership e della business ethics, in particolare nelle cosiddette teorie della Responsabilità Sociale di Impresa, si fa riferimento a due cose: al fatto che una leadership è fatta non solo dai “leader” ma dalla loro relazione dinamica (o processo) con i cosiddetti follower o seguaci. Così definita la leadership può essere colta solo in base ad un processo a doppio binario che crea una cultura all’interno di una data organizzazione. Infatti l’allontanamento di poche mele marce non significa una ripulitura dell’ambiente aziendale se poi comportamenti simili vengono ripetuti. Piuttosto è la cultura all’interno di quella organizzazione che deve essere rimodulata in modo da avere comportamenti il più possibile legali. Questo è vero se vediamo il panorama politico italiano: Tangentopoli ha eliminato solo un pugno di mele marce e non ha cambiato la cultura dell’italiano medio (mi ricordo persone stimabilissime e non potenti che asserivano che rubare allo stato non è un vero reato). Piuttosto dobbiamo capire come mai Tangentopoli ha abortito ed ha dato paradossalmente luogo al Berlusconismo. Come mai un movimento semi rivoluzionario come quello portato avanti dal team di Mani Pulite si è sgonfiato? E soprattutto perchè gli italiani hanno lasciato abortire?

Probabilmente perchè in Italia una cultura genuinamente trasformazionale e visionaria che ponga delle nuove mete e delle nuove sfide non attecchisce. E’ un paese supinamente gerontocratico, che lascia andare via le menti migliori all’estero – anche perchè la stessa classe universitaria vuole così – al fine di poter rimpiazzare i padri con i figli o con i portaborse senza lasciare spazio al talento e al merito.  E’ cioè un paese fondamentalmente tradizionalista, ripiegato su se stesso, che rifiuta le sfide mondiali invece di trovarne linfa per il proprio sviluppo (vedi quello che sta succedendo nel nord est una volta punta di diamante della nostra economia). E’ la vittoria del motto “che me ne fotte a me” o del “tengo famiglia” rispetto ai più nobili valori espressi da Dante settecento anni fa:

Inferno Canto XXVI

Inferno Canto XXVI

“Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza” (Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI, vv. 118-120).

La guerra è lontana, diceva una canzone di Lucio Dalla. Non siamo più abituati a capire la vera sofferenza: siamo stati in qualche modo assuefatti alla sofferenza della persona vicina e consideriamo l’apparire in televisione con le manette una sofferenza, una gogna mediatica paragonabile ad una forma di tortura degna del peggior Torquemada. Tutto deve essere dolce e imbatuffolato e pazienza se a Napoli c’è ancora la “monnezza” per strada come anche a Palermo (ma questa non è una violenza, allora?). E come si risponde a questa violenza quando un insulto o il contraddittorio è visto quando viene dall’altro come una forma di violenza?

In altre parole, non è mandando in carcere tizio o caio che si fa del bene all’Italia, neanche dicendo che l’opera dei giudici è legittima difesa (di chi poi: degli apparati dello Stato? dello stato?), la legittima difesa è quando finalmente un popolo capisce che quando è troppo è troppo. Ma non è troppo per se stessi: è troppo per tutti. Una nuova moralità un nuovo sentire civico o comune deve spingere tutti gli italiani ed in primo luogo gli imprenditori italiani a non fare una lotta familistica – una lotta quasi tra fazioni – ma una lotta che realmente sia comsapevole del bene comune che parta dal basso e che dica: si anche noi abbiamo sbagliato. Abbiamo sbagliato a votare per interesse, a evadere il fisco per comprarci la barca, persino ci siamo sbagliati ad andare con la propria moto o con la propria automobile sulla corsia opposta a quella di marcia: l’italiano cioè deve maturare e deve diventare cittadino nella sua patria. Un cittadino immaturo un imprenditore immaturo merita un leader autoritario.

Gli “Amici” del “X-Festival”

23 febbraio 2010, scritto da sergio · scrivi un commento 

SANREMO- Noi giornalisti, o se volete pseudo giornalisti, abbiamo sempre da criticare, dire e ridire. Ma non questa volta. Almeno non io. Il Festival della Canzone Italiana del 2010 è stato bello, come non ne vedevo da tanto, tanto tempo. A partire della qualita delle canzoni, tranne quelle che sono salite sul podio che erano le peggiori di tutto il Festival. Mi è piaciuto il contesto in cui si è svolto, un contesto di polemiche che lo hanno reso affascinante, interessante e soprattutto seguitissimo. Mi  è piaciuta la scenografia enorme, appariscente e superelegante. Mi sono piaciuti gli ospiti. Ma soprattutto mi è piaciuta la conduttrice, Antonella Clerici nella forma più bella di tutta la sua carriera.

Share altissimo per tutte le sere, attestato sempre  sopra i 10 milioni di ascolti. Nella serata finale invece sono stati 12 milioni 462 mila (share del 53.21 per cento) i telespettatori che hanno seguito su Raiuno la serata finale del 60° Festival di Sanremo, in onda dalle 20.37 alle 01.00. Il picco di ascolto alle 22.13 con 15 milioni 195 mila spettatori. Il picco di share alle 24.48 con il 77.34 per cento.malika-ayane

Vince la canzone di un giovane, il diciannovenne Valerio Scanu con Per tutte le volte che… Ma vengono esclusi dal podio le canzoni più belle. Noi che abbiamo fatto i pronostici non avevamo mai pensato a questa combinazione, eppure hanno vinto, sono stati contestati, ma si sono aggiudicati i primi tre posti. Via Malika, via Povia, via la bellissima canzone di Ruggeri, via la grande Grandi, via i migliori, la vittoria è di chi appare sempre in TV. Scanu lo abbiamo visto nei panni dell’allievo della De Filippi, Pupo & “il PrinciPerso” conduttori già di un progamma, Marco Mengoni, detto anche “l’urlatrice”, lo avevamo visto ad X-Factor.

Ecco invece il mio podio, un mio giudizio personale che a quanto ho capito è simile a quello di molti:

Malika Ayane . La sua canzone è la più interessante del Festival, la sua voce è la più bella, tecnicamente la più elaborata. Lei è la più affascinante. Malika Ayane: Ricomincio da Qui

Povia. Testo dal tema forte, equilibrato ed emozionante. Orecchiabile e soprattutto radiofonica.

Irene Grandi. Testo elegante, musicalmente buona. Lei è uno spirito libero… Mi aspettavo qualcosa più alla Gianna Nannini, ma questo fromat mi piace e già lo canto.

Lettera aperta di alcuni albanesi in risposta alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi

14 febbraio 2010, scritto da Amministratore · 2 Commenti 

Pubblichiamo integralmente, così come pervenuta.

Sono Irida Cami, corrispondente a Roma della Tv albanese Top Channel. Vi inoltro una lettera aperta in risposta alle dichiarazioni di ieri del Primo Ministro. Ho visto che voi ne avete parlato (una piccola svista:Berlusconi parlava da Roma ieri e non dall’Albania).

Grazie

Irida Cami

Se non fosse per le affermazioni goliardiche del Primo Ministro italiano, la visita del 12 febbraio a Roma del suo omologo albanese Sali Berisha, forse sarebbe passata inosservata. Ma durante la conferenza stampa, mentre si parla della lotta contro i famigerati scafisti e gommoni, Berlusconi afferma :“«Faremo un’eccezione per chi porta belle ragazze». Nonostante il Premier italiano sia noto per le sue battute infelici, riteniamo che quanto da egli dichiarato sia un’affermazione offensiva nei confronti delle donne albanesi che vivono e lavorano onestamente in Italia e Albania e si prende beffa di una della piaghe sociali più gravi della transizione democratica albanese: la tratta di esseri umani.

Il premier italiano dovrebbe sapere che c’è già chi porta in Italia “le belle ragazze albanesi”, e le mette a lavorare come carne fresca sui marciapiedi italiani, oppure in finti centri benessere dove benestanti italiani si servono di loro per alleggerirsi dai loro carichi pesanti di lavoro e responsabilità. Sono i trafficanti di esseri umani e la criminalità organizzata che gestisce lo sfruttamento della prostituzione. Elevare un argomento cosi delicato e doloroso, a inopportune battute sessiste e maschiliste, offende il lavoro e l’impegno di quanti si battono affinché la donna non sia trattata come un oggetto, ma goda di pari opportunità. Ma ferisce anche quelle famiglie albanesi colpite dal dramma di una figlia rapita, violata e segregata, talvolta perduta per sempre.

Siamo profondamente dispiaciuti e addolorati che il Premier del paese in cui viviamo e aspiriamo a diventarne pieni cittadini, dimostri un atteggiamento altamente offensivo nei confronti del nostro paese di origine e dia un immagine cosi arretrata dell’Italia. Chiediamo una rettifica e scuse formali a tutte le donne albanesi che vivono e lavorano in Italia.

Ismail Ademi – Consulente interculturale

Irida Cami – giornalista

Olti Buzi – Editore Albanianews

Keti Biçoku – giornalista

Bota Shqiptare

Alban Trungu –Albamedia

Brunilda Ternova –giornalista e traduttrice.

Migena Proi – giornalista e scrittrice

Arlid Hajro – Lega degli artisti albanesi in Toscana

Arta Nikaj – Presidentessa ASUF – studenti albanesi a Firenze

Darien Levani – Scrittore

Galdiola Jahoj – Associazione albanese RILINDJA

Ermelinda Nikaj Mundija – AlbaPrato – Associazione albanese di Prato

Emila Markgjonaj – psicologa

Ledia Miraka – avvocato

Belle ragazze di tutto il mondo unitevi! (… e venite in Italia)

13 febbraio 2010, scritto da AntonioMa · 4 Commenti 

Dall’Albania il nostro amato Premier ha ironizzato – appoggiato dal suo omologo albanese – sugli sbarchi clandestini che sovente ci portano gommoni pieni di albanesi in Italia e quindi nella UE.

Berlusconi e Berisha

Berlusconi e Berisha

In particolare, alla frase di Berisha, il Primo Ministro albanese “”Non voglio che gli albanesi muoiano, non voglio che i criminali arrivino in Italia”, seguiva la battuta del nostro Primo Capocomico che ha detto ”Faremo un’eccezione per chi porta belle ragazze”.  In Italia invece impazzava il caso Bertolaso, inutile ve lo ricordi io qui; tutti avete letto di cosa si tratta. Il corpo femminile oramai, è, coram populi, oramai ridotto ad una tangente, cioè ad un valore monetario: diremmo con Marx ha un valore di scambio ma ha perso il suo valore d’uso.

Belle ragazze di tutto il mondo unitevi! (e venite in Italia) – parafrasando Marx -troverete frotte di potenti e di ricchi (provenienti anche da altri paesi) pronti a usufruire dei vostri servigi e della vostra beltà ma, appena mettete piede in Italia scordatevi della vostra integrità morale e mettetevi sotto i piedi ogni sentimento: ciò che conta è il valore di scambio della vostra apparenza. Mi raccomando, però, se il potente di turno vi corteggia, fate finta che lo adorate per quello che è non per quello che potrà darvi in cambio. E’ ipocrisia, ma tant’è…

Belle ragazze nei festini, belle ragazze nei centri benessere (che fanno massaggi thailandesi), belle ragazze in televisione che non san far nulla; nulla? Il dubbio balena alla mente!

Kant fondazionePovero Kant (chi era questo carneade?) ed il suo principio del rispetto per le persone! Il rispetto per le persone, è espresso dalla seconda formulazione dell’imperativo categorico kantiano: “Agisci in modo da considerare l’umanità, sia nella tua persona, sia in quella di ogni altro, sempre anche al tempo stesso come scopo e mai come semplice mezzo” ( I. Kant, Fondazione della metafisica dei costumi, tr. it. di V. Mathieu, Rusconi, Milano, 1994, pp. 144-145).  Kant identifica la “persona” con la presenza di una natura razionale o meglio con la presenza individuale di una natura razionale (l’umanità si dà nelle persone, nella propria ed in quella degli altri), la vita personale è una unità composta da cinque dimensioni: corporeità, desiderio, ragione e libertà e frequenti sono i richiami alla sua dignità ed al rispetto dovutole in quanto la natura la designa come fine in sé; è la stessa natura così pone limiti all’arbitrio, cioè rende la “persona” oggetto di rispetto.

L’essere umano considerato come “persona” non può essere mai un mezzo per raggiungere i fini degli altri, ma nemmeno i propri, e, in quanto fine in sé, possiede una dignità, cioè un valore intrinseco assoluto; rispettare le persone come fini in sé implica il riconoscimento di ogni persona come un altro sé, ma contemporaneamente uguale a me (come appartente alla razza umana). Alcuni diranno che questo è moralismo, altri diranno che queste idee sono così incastonate nella nostra cultura che sono diventate cose ovvie. Io, invece, invito a pensare a queste massime nei panni di quelle persone che hanno fatto merce del proprio corpo oppure di pensare se al posto di queste donne si fossero trovate donne a voi care che effetto vi sortirebbe?

Copertina del Sunday Times

Copertina del Sunday Times

Se le ragazze belle sono viste come degli oggetti di consumo, cosa ne è delle ragazze bruttine o brutte? Queste non sembrano apparire neanche minimamente nell’orrizzonte che circonda la maniera di vedere predominante oggi in Italia. Le ragazze bruttine o brutte non esistono, non fanno parte della razza umanaVIP, non hanno accesso o non hanno chance – neanche tramite scambi di favori sessuali: sono relegate ad una vita marginale o devono sperare, tutt’al più, di “acchiappare” un uomo benestante. Alla faccia del femminismo!

E gli uomini? Beh, qui non c’è discriminazione tra uomini belli e brutti (Brunetta docet): il discrimine è su altri livelli (ricco/povero, figlio di papà/figlio di disoccupato, bamboccione/operoso, e chi più ne ha più ne metta).

Ma allora che ne direste di vendere l’Italia ai soliti noti, e andare via  tutti noi che bruttine, brutte, disoccupati, emarginati e lasciare a loro e alle loro belle ragazze una Italia vuota, immalinconita senza quella ricchezza di caratteri che la caratterizza, in balia dei soliti noti senpre più ricchi ma sempre più soli?

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