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Gli “Amici” del “X-Festival”

23 febbraio 2010, scritto da sergio · scrivi un commento 

SANREMO- Noi giornalisti, o se volete pseudo giornalisti, abbiamo sempre da criticare, dire e ridire. Ma non questa volta. Almeno non io. Il Festival della Canzone Italiana del 2010 è stato bello, come non ne vedevo da tanto, tanto tempo. A partire della qualita delle canzoni, tranne quelle che sono salite sul podio che erano le peggiori di tutto il Festival. Mi è piaciuto il contesto in cui si è svolto, un contesto di polemiche che lo hanno reso affascinante, interessante e soprattutto seguitissimo. Mi  è piaciuta la scenografia enorme, appariscente e superelegante. Mi sono piaciuti gli ospiti. Ma soprattutto mi è piaciuta la conduttrice, Antonella Clerici nella forma più bella di tutta la sua carriera.

Share altissimo per tutte le sere, attestato sempre  sopra i 10 milioni di ascolti. Nella serata finale invece sono stati 12 milioni 462 mila (share del 53.21 per cento) i telespettatori che hanno seguito su Raiuno la serata finale del 60° Festival di Sanremo, in onda dalle 20.37 alle 01.00. Il picco di ascolto alle 22.13 con 15 milioni 195 mila spettatori. Il picco di share alle 24.48 con il 77.34 per cento.malika-ayane

Vince la canzone di un giovane, il diciannovenne Valerio Scanu con Per tutte le volte che… Ma vengono esclusi dal podio le canzoni più belle. Noi che abbiamo fatto i pronostici non avevamo mai pensato a questa combinazione, eppure hanno vinto, sono stati contestati, ma si sono aggiudicati i primi tre posti. Via Malika, via Povia, via la bellissima canzone di Ruggeri, via la grande Grandi, via i migliori, la vittoria è di chi appare sempre in TV. Scanu lo abbiamo visto nei panni dell’allievo della De Filippi, Pupo & “il PrinciPerso” conduttori già di un progamma, Marco Mengoni, detto anche “l’urlatrice”, lo avevamo visto ad X-Factor.

Ecco invece il mio podio, un mio giudizio personale che a quanto ho capito è simile a quello di molti:

Malika Ayane . La sua canzone è la più interessante del Festival, la sua voce è la più bella, tecnicamente la più elaborata. Lei è la più affascinante. Malika Ayane: Ricomincio da Qui

Povia. Testo dal tema forte, equilibrato ed emozionante. Orecchiabile e soprattutto radiofonica.

Irene Grandi. Testo elegante, musicalmente buona. Lei è uno spirito libero… Mi aspettavo qualcosa più alla Gianna Nannini, ma questo fromat mi piace e già lo canto.

Freddie Mercury o l’odissea di un divo contemporaneo

25 novembre 2009, scritto da AntonioMa · scrivi un commento 

Diciotto anni fa moriva il leader dei Queen, Freddie Mercury. Freddie Mercury ha avuto una vita complessa segnata da diversi spostamenti da un continente all’altro. Nella parte vocale della bellissima e famosissima Bohemian Rhapsody (A Night at the Opera, 1975) il cui valore compositivo ed artistico occupa un posto di primo piano nella storia della musica – Mercury racconta, come se fosse una autobiografia, dei traumi subiti non solo durante la sua gioventù (come confermato dal suo collega Brian May), in un caleidoscopio di sensazioni, ricordi e paure mischiate insieme, il cui significato va colto sia in maniera allegorica che in maniera traslata.

I Queen nel famoso videocapture di "Bohemian Rapsody"

I Queen nel famoso videocapture di "Bohemian Rapsody"

“I’m just a poor boy nobody loves me
He’s just a poor boy from a poor family
Spare him his life from this monstrosity

Easy come, easy go, will you let me go?
Bismillah! No, we will not let you go
Let him go
Bismillah! We will not let you go”

Freddie Mercury, il cui vero nome era Faroukh Bulsara, nasce a Stone Town, parte vecchia della città di Zanzibar in Africa, da una famiglia Parsi originaria dello Gujarat (India occidentale). I Parsi sono una popolazione che circa 1000 anni fa sono migrati dall’Iran all’India e che ancora preserva il culto dello zoroastrismo (Zubin Mehta, il famoso direttore d’orchestra è un Parsi). Una testimonianza del suo legame con la cultura dello zoroastrismo è la frase “Bismillah! No, we will not let you go”, in Bohemians RhapsodyLeggi tutto

Dammi quella notte che ha cambiato la musica

27 agosto 2009, scritto da AntonioMa · scrivi un commento 

benson2Mentre continua il mistero intorno alla morte di Micheal Jackson, il re del “pop” che ha cambiato la musica pop mondiale a partire da “Thriller”, pochi mesi ci separano dal trentennale dell’album che ha segnato un cambio epocale nel modo di fare musica: “Give me the night” di George Benson. Questo album uscito nel 1980, è forse, l’operazione musicale meglio riuscita di Quincy Jones: un battistrada per “Thriller” di Micheal Jackson che sarebbe uscito 2 anni dopo, ancora, sotto la guida di Quincy Jones.

Per la prima volta la musica disco si unisce con particolari sonorità jazz, ed in particolare con un certo modo di usare la chitarra jazz e lo scat che veniva usato da George Benson per accompagnare la chitarra, un modo poi che è andato oltre quell’uso per poi essere usato sopra la musica in generale (come ha fatto nella muscia pop Luther Vandross, per esempio in Part time lovers di Stevie Wonder o in Italia, Lucio Dalla e Gegè Telesforo).

Senza “Give me the night” probabilmente non ci sarebbe stata quell’ondata di autori e cantanti non solo americani, che è rappresentata da Micheal Jackson e porta giù fino a Beyoncè Knowles e che rappresenta IL tentativo riuscito di mischiare musica gay – com’era nata la musica da discoteca – con la musica bianca (rock) e la musica nera (rythm and blues). Leggi tutto

Robin Thicke – un Rhythm ‘n Blueser a Los Angeles

21 maggio 2009, scritto da jazz · 2 Commenti 

robintickeRobin Thicke nasce nel 1977 a Los Angeles, figlio d’arte, un po’ sfortunato con le sue meravigliose canzoni … Inizia ad interessarsi alla musica fin da piccolo, grazie all’ascolto dei suoi idoli Marvin Gaye e Steve Wonder … autodidatta inizia a strimpellare [molto bene a dire il vero] il pianoforte e la chitarra che diventa il suo strumento primario per scrivere dell’ottima musica. Debutta con “Cherry Blue Skies”. Nel 2003 il suo l’album viene ripubblicato con l’aggiunta di due brani e reintitolato “A Beautiful World” contenente il singolo “When I Get You Alone” che contiene un campionamento della Sinfonia n°5 di Beethoven. leggi tutto…

Cappotto di legno – Roberto Saviano ucciso dalla camorra

26 marzo 2009, scritto da emilianaer · scrivi un commento 

Il “cappotto di legno” è per i camorristi la bara. Ed è il nome della canzone di Lucariello – nome d’arte di Luca Caiazzo – (Napoli, 9 giugno 1977) rapper, beatmaker e cantante italiano, una canzone ispirata alla vicenda dell’autore del romanzo inchiesta “GOMORRA” e alla sua «condanna a morte» da parte del clan dei Casalesi.

La canzone è tutta in dialetto napoletano-casalese stretto ed il video è stato realizzato con la sceneggiatura di Gabriele Salvatores per MTV ed opportunamente sottotitolato in lingua italiana. Ezio Bosso, giovane compositore, curatore peraltro della colonna sonora di «Io non ho paura», pellicola diretta da Gabriele Salvatores, ha curato gli arrangiamenti. continua …

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