Ma i berluscones sono Fini….
31 agosto 2010, scritto da Antonio Rossano · scrivi un commento
La querelle di questa estate sulla spaccatura politica Berlusconi-Fini con tutti gli annessi e connessi (es. vicenda Tulliani) costituisce una pericolosa chimera per la chiarezza e correttezza politica nel nostro paese.
Sono molto apprezzabili parole e posizioni dei cosiddetti “finiani” di “Futuro e Libertà” su tutte le questioni politiche e sociali: peccato che, ad oggi, alle parole non corrispondano fatti.
A fronte di una sinistra pressochè inesistente, profondamente divisa al suo interno, ancora soggiogata da una classe dirigente incatenata al passato e ai dossier sui suoi uomini “ombra” ed alla conseguente dispersione del “popolo” dei suoi elettori in quella che viene definita “antipolitica” (Grillo, Di Pietro), i berluscones hanno inventato la nuova formula della dissidenza interna, del “prendi due paghi uno”: si perchè l’ elettore del centro destra (ma soprattutto quello del centrosinistra) adesso ha una doppia possibilità: stanco di Berlusconi e delle sue vicende personali? Bene diventa un “finiano” !! Di fatto il voto resta all’ interno della coalizione, nella quale, a parte la apparente prova di forza della “mozione Caliendo” dove si sono astenuti, i finiani hanno sempre votato in favore del governo. ![]()
E continueranno sempre a votare. Basta in effetti un pò di elementare logica, per comprendere che, al di là di una competizione sulla leadership Fini – Berlusconi , non vi è alcuna diversa possibilità di schieramento politico “vincente” per gli uomini di Futuro e Libertà.
Allearsi con Fini per Bersani sarebbe lo strappo definitivo con quella sinistra delusa e distratta sopramenzionata che in Grillo e Di Pietro ha trovato espressione e con Vendola che, qualora accettasse una tale alleanza , avrebbe non poche difficoltà a spiegare la scelta ai suoi elettori. Allora, se i sondaggi assegnano un ottimistico 6% ai finiani in caso di elezioni, significherebbe rinunciare ad un 10-12% tra Di Pietro, Grillo e Vendola, per quanto già detto “incompatibili”.
Sempre che davvero Fini fosse interessato a ciò. Cosa sulla quale nutro non profondi dubbi, ma latenti certezze.
La certezza che il delfino di Almirante abbia deciso di uscire finalmente allo scoperto, di far pesare adeguatamente la sua posizione nel PDL, per giungere a quello che, fin dall’ inizio era apparso l’ obiettivo iniziale della fusione: Berlusconi Presidente della Repubblica, definitivamente salvo dai suoi problemi giudiziari e Fini alla guida del governo.
Diversamente, Fini fuori dal PDL, diventerebbe un signor “nessuno”.
Berlusconi – Fini: strani segnali dalla periferia
8 maggio 2010, scritto da Antonio Rossano · scrivi un commento
Pietro Diodato è un uomo proveniente da Alleanza Nazionale. E’ stato componente della Direzione Nazionale di AN. E’ stato eletto Consigliere Regionale in Campania alle ultime elezioni con il ragguardevole numero di 28.000 preferenze. E’ vicepresidente regionale del PDL. Non è , come erroneamente indicato nel manifesto, deputato al parlamento.
Da alcuni giorni per le strade di Napoli, (molto nella “sua” Pianura, quartiere napoletano popolare di riferimento per Diodato, ma anche nel resto della città) si vedono questi manifesti: “COMITATI: Silvio e Gianfranco insieme per vincere ancora”.
Anche comprendendo le difficoltà del momento per i finiani, Diodato è uomo di squadra e certe iniziative non possono essere ingenuamente viste “solo” come un bisogno di unità all’ interno del partito.
Al contrario, agli occhi di chi scrive, appare come un segnale chiaro e diretto (”chi deve capire capisca”) di una periferia che forse non è proprio così “unita” al cavaliere come viene riferito.
Vada a farsi fottere, la prego!
6 maggio 2010, scritto da AntonioMa · scrivi un commento
L’intervento vaffanculeggiatorio di Max “Baffino” D’Alema – l’uomo chiamato a dirigere il comitato di controllo sui servizi segreti o Copasir- nei confronti del giornalista nonché condirettore de Il Giornale Alessandro Sallusti durante l’ultima puntata di Ballarò ha suscitato diverse polemiche.

L'ex Ministro Claudio Scajola
Il motivo del battibecco, come è noto, è partito dall’affaire Scajola: l’ex ministro, exdemocristiano, ed oramai exberlusconiano (potrebbe quindi mettere su un nuovo brand per un vino l’Ex, ex, ex) avrebbe (il condizionale è d’obbligo essendo l’ex ministro neanche indagato) acquistato una casa di 180 metri quadri vista Colosseo (e vista anche su Raul Bova e Lory Del Santo, ragazzi e ragazze!) con 80 dico 80 assegni gentilmente elargitegli direttamente o indirettamente (tramite l’architetto Zampollini: tanto va la gatta al lardo che Scajola ci lasciò lo Zampollini) dal fiorito costruttore Anemone – della cricca dell’Aquila.
Sallusti, durante la ballata ballaroliana del martedì, attaccava Baffino sostenendo che D’Alema stesso non potesse parlare di queste cose perchè implicato in uno sporco affare di affitti privilegiati; la discussione iniziata con un dibattito sulle dimissioni del ministro Scajola, era stata quindi spostata da Sallusti stesso sui presunti ‘favori’ ai politici per l’acquisto e gli affitti ‘di favore’ cui avrebbero beneficiato molti politici, tra cui D’Alema stesso il quale ha subito ribattuto di aver pagato l’affitto delle sue case «a prezzi di equo canone». Ostinato nel suo attacco Sallusti si è beccato un “Vada a farsi fottere…lei è un bugiardo e un mascalzone. Pagato per fare il difensore d’ufficio del governo…” dal notoriamente glaciale, algido e politically correct Maxdalema (ecco, così anche gli regalo il nome per un brand di gelati).
Apriti cielo! Il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Roberto Natale in una nota ha affermato che “Quanto abbiamo ascoltato [martedì] sera a Ballaro’ e’ piu’ di una caduta di stile. La quasi rissa tra Massimo D’Alema ed il vicedirettore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, e’ una pessima pagina nel rapporto tra politica e informazione, con l’aggravante che il politico in questione e’ anch’egli un giornalista”. Badate bene, nella stessa nota Natale afferma che “Nella politica italiana c’e’ troppo fastidio per l’informazione, e troppa abitudine a considerare accettabili solo i giornalisti compiacenti. Berlusconi ce ne da’ dimostrazione quotidiana, e vuole una nuova normativa sulle intercettazioni per stroncare la cronaca giudiziaria”.

D'Alema e Sallusti a Ballarò
In realtà sia D’Alema che Sallusti hanno torto. D’Alema per aver perso le staffe, Sallusti per essere come giornalista un po troppo di parte (ma c’era qualcuno nel passato che aveva affermato che “con la libertà di stampa i giornali pubblicano solo ciò che vogliono veder stampato le grandi industrie o le banche, le quali pagano il giornale” – era Benito Mussolini); ed è quindi paradossale che Berlusconi faccia il baubau sulla libertà di stampa, quando anche lui stesso ha avuto e ha ancora bisogno della libertà di stampa per la propria propaganda.
L’argomento di Sallusti non regge: il paragone tra la vicenda di Scajola e la cosiddetta «affittopoli» degli anni Novanta è sbagliata. Nel primo caso siamo di fronte ad una serie di reati dei quali si sta occupando la magistratura (tant’è vero che Scajola si è dimesso). Il secondo caso – che fa riferimento a quando alcuni politici, tra cui lo stesso D’Alema, furono criticati perché abitavano in affitto in case di enti previdenziali pagando l’equo canone – presuppone una condotta amorale da parte di chi ha permesso quel privilegio. Ha quindi ragione D’Alema quando ha affermato durante il battibecco che «È stato fatto un accostamento che non c’entra nulla. Io ero in affitto, non ero né ministro né capo di governo, ero in un ente previdenziale pubblico e pagavo l’equo canone previsto dalla legge. Quando uscì la questione che i politici non potevano restare, e io non pagavo con i soldi che mi dava uno speculatore amico mio, io la lasciai. Io ebbi gratuitamente la sensibilità di lasciare la casa». Si è in altri termini confuso il piano meramente morale (il moralista – paradossalmente – non era D’Alema – l’accusato – , ma lo stesso Sallusti – l’accusatore) con quello, più grave, di tipo legale. E’ tipico di molti giornalisti italiani cadere in questo tipo di fallacie logiche e di mistificazioni affabulatorie che ci viene il sospetto che in giro ci sia poca professionalità, scarsa intelligenza piuttosto che malcelata partigianeria – ma forse è anche colpa del livello del pubblico italiano che privilegia la rissa al dibattito razionale?
La grande tristezza intorno a questa storia inoltre la fa venire il proprietario originario dell’appartamento, Antonio Papa, che sul Corsera di oggi ha affermato che ”è un appartamento piuttosto scrauso, direi, rispetto per esempio a quelli di Raoul Bova o Lory Del Santo che stanno ai piani alti. Quelle sì che sono case fantastiche. Invece qui stiamo parlando di un mezzanino senza neppure il balcone, che insiste sulla strada, insomma fa schifo, non è sicuramente un posto dove andrei a vivere io. E non è nemmeno un posto da ministro”.
La politica italiana e il giornalismo italiano sembrano oramai diventati un vaffanculeggiamento tra poveri, mentre Moody’s ci cataloga oggi come uno dei paesi a rischio, alla stregua della Grecia.
La foto incriminata e le tante bugie
25 febbraio 2010, scritto da sergio · scrivi un commento
Lui la mafia la sconosce. O almeno cosi dice. Il senatore del PdL Di Girolamo, indagato per lo scandalo Fastweb, smentisce ogni accusa di vicinanza alla ‘ndrangheta. Peccato che, come tendono a dimostrare le foto pubblicate da “L’espresso”, l’onorevole sia diventato onorevole grazie ai colleghi uomini di onore. Di Girolamo nell’Aprile 2008 fu fotografato durante una cena elettorale guarda caso con il famoso boss mafioso Franco Pugliese e con Gennaro Mokbel, considerato ambasciatore della mafia a Roma.
Come giustificherà queste foto il senatore Di Girolamo?
La sindrome di Betsabea e la leadership italiana
20 dicembre 2009, scritto da AntonioMa · 3 Commenti
Venerdì scorso la professoressa Joanne Ciulla ha tenuto un seminario alla Facoltà di Economia della Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Joanne B. Ciulla è una italoamericana di seconda generazione, è una delle più importanti esperte mondiali di etica degli affari e di etica della leadership. Addottorata in filosofia alla Temple University di Filadelfia, è stata la prima persona a ottenere la cattedra di studi sulla leadership sponosrizzata dall’UNESCO alla United Nations University International Leadership Academy di Amman, Giordania. Oggi è Coston Family Chair in Leadership ed Etica e Professore di Leadership Studies alla Jepson School of Leadership della Università di Richmond in Virginia.

Joanne B. Ciulla
La Ciulla ha parlato dello stato dell’arte dell’etica degli affari. In particolare si è soffermata sul problema della relazione tra etica, corruzione e il bisogno di leadership. Appare che ci sia un rapporto diretto tra leadership carismatica e livello di corruzione in un paese: maggiore è il livello di corruzione percepita, maggiore è la possibilità di avere una leadership carismatica che usualmente non è etica in quanto improntata su una persona al quale si concedono privilegi che ad altri non sono consentiti.
Molto interessante è stato il suo discorso relativo alle fonti psicologiche che fanno si che un leader precedentemente etico, per così dire, deragli eticamente, cioè incominci a comportarsi in maniera non etica. La Ciulla ha presentato come esempio di deragliamento etico di un leader, quello preso dalla Bibbia relativo al rapporto tra il re Davide e la bellissima Betsabea.
Ci racconta la Bibbia che un giorno il re Davide, passeggiando sulla terrazza del suo palazzo, vede Betsabea che sta facendo il bagno. Anche se è a conoscenza che essa è moglie di Uria, uno dei suoi soldati attualmente impegnato in guerra, Davide si invaghisce di lei, la invita a casa propria ed ha una relazione con lei. Betsabea rimane incinta ed informa della cosa il re. Davide richiama il marito dalla guerra perché egli dorma con la propria moglie, ma Uria si rifiuta di dormire a casa propria, poichè riteneva indegno godere degli agi della sua casa e di sua moglie quando i suoi soldati erano impegnati in battaglia riposando in condizioni disagiate. Il re comanda allora al suo generale di sferrare un attacco e di far mettere Uria in prima fila. Il comandante ubbidisce e Uria muore durante quest’attacco. Così Davide resta libero di prendere in moglie Betsabea. (cfr. Secondo libro di Samuele, 11).

Rembrandt, Betsabea con la lettera di David (1654). Museo del Louvre, Parigi
A questo punto interviene il profeta Natan che, a nome di Dio, rimprovera Davide per il peccato commesso nel provocare la morte di Uria per poter prendere in moglie Betsabea. Davide si pente del male fatto e chiede perdono a Dio. Dio perdona Davide anche se il figlio che nasce dalla relazione con Betsabea muore dopo pochi giorni (cfr. Secondo libro di Samuele, 12).
Dopo questo figlio, morto prematuramente, dalla relazione tra Davide e Betsabea, nasce un secondo figlio: Salomone (cfr. Secondo libro di Samuele, 12.24). Questo figlio diventa il figlio prediletto di Davide e gli succederà sul trono.
Possiamo individuare in questo racconto alcuni elementi che possono essere gli indicatori di una cattiva (eticamente) leadership:
1) I leader di successo perdono visione di cosa sia il loro lavoro: Re David doveva pensare a come vincere la guerra, non stare a cercare di portarsi a letto Betsabea. Questo è il motivo per cui noi siamo così preoccupati dei leader “donnaioli”, perchè spesso si distraggono dal fare il loro lavoro per seguire una gonnella. 2) Il potere porta ad accessi privilegiati ed inoltre i leader hanno maggiori possibilità di abbandonarsi alle loro passioni e quindi hanno bisogno di una maggiore forza di volontà per resistere a queste tentazioni. Re David, per esempio, ha avuto Betsabea a casa perchè portata dai suoi servitori senza colpo ferire. 3) I leader di successo sviluppano una eccessiva fede nella loro capacità di controllare gli avvenimenti; infatti Re David è implicato in una escalation di insabbiamenti del suo comportamento (tenta prima in tutti i modi di far dormire il marito di Betsabea con la moglie, poi lo fa uccidere mettendolo in prima linea in battaglia). La cosa più orribile e che in generale i tentativi di insabbiare una condotta eticamente sbagliata sono peggiori rispetto al crimine originario: nel caso di Re David l’adulterio è un crimine minore rispetto all’uccisione di Uria. Allo stesso modo durante lo scandalo Clinton-Lewinsky gli americani hanno trovato che mentire alla nazione sia un crimine peggiore rispetto all’atto sessuale stesso.
La Sindrome di Betsabea è interessante in quanto è abbastanza difficile prevedere quali leader potranno cadere preda di tale sindrome e quando, perchè i leader diventano schiavi di tale problema solo dopo che sono diventati di successo. Se noi vogliamo avere una maggiore comprensione dell’etica nella leadership noi dobbiamo esaminare come i leader riescono a resistere a quelle tentazioni non etiche che sorgono con la loro ascesa al potere.
Lascio al lettore la riflessione di come la Sindrome di Betsabea sia di profonda importanza per la leadership italiana. Il caso Marrazzo è quello più eclatante e quello più recente. Ma anche altre figure istituzionali italiane di più alto rilievo sono o sono state vittime della Sindrome di Betsabea. Questo ci fa capire come l’elemento etico nella condotta non solo della leadership italiana ma anche dei cittadini italiani stia diventando sempre più importante. Abbiamo bisogno di leader sia politici che economici che siano capaci di resistere a eccedere nelle tentazioni e nei privilegi e che siano in grado di porre il loro ego in secondo piano ed attuare quella che il grande filosofo ebreo olandese Spinoza chiamava amor Dei intellectualis che non significa altro che avere controllo molto forte verso il proprio ego in modo da riuscire a includere in modo vero nel proprio universo morale l’umanità intera, senza distinzioni e quindi porsi al servizio di essa.
Un Pesc di nome D’Alema
19 novembre 2009, scritto da AntonioMa · 2 Commenti
La clamorosa – ma annunciata – bocciatura da Mister Pesc di Massimo D’Alema è un fatto molto importante e che deve far riflettere sia la sinistra italiana che quel settore della politica italiana (e specialmente da istituzioni come la Confindustria che dovrebbero tenere a cuore l’immagine dell’azienda Italia) che mira a una posizione di maggiore visibilità per il nostro paese.

Massimo D'Alema
Intanto, ricordiamo cosa è successo. Silvio Berlusconi, nella sua magnanimità di Primo Ministro italiano e persona – a suo dire – piuttosto influente in Europa e nel mondo (addirittura diciottesimo nella classifica degli uomini più potenti – attenzione! potenti del mondo – non influenti) aveva lanciato come candidato italiano alla prestigiosissima sedia di “ministro degli esteri” europeo (Soprannominato Mister Pesc) nientedimeno che baffetto d’acciaio, alias Massimo D’Alema, un ex comunista.
Ma cosa è Mister Europa o Mister Pesc? E’ l’Alto rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune (appunto: Pesc) dell’Unione Europea. Attualmente la carica è ricoperta dallo spagnolo Javier Solana. Mister Pesc è un po’ la ‘faccia’ della politica estera dell’Ue, in attesa che l’ Europa si possa dotare di un vero ministro degli Esteri a tutto tondo e anche di una vera politica estera comune, cosa che non sempre accade in tutti i dossier internazionali. L’Alto rappresentante ha comunque rafforzato il suo ruolo negli ultimi anni riempiendolo di contenuti nuovi, come quello di negoziatore internazionale con, per esempio, l’Iran per il dossier nucleare.
L’incarico, quindi, è uno dei maggiori riconoscimenti al quale un politico europeo possa ambire. Sembra quindi che la sponsorizzazione di Berlusconi vada vista come un premio per l’avversario politico di sempre. In realtà i giornali dei maggiori quotidiani italiani e dei siti internet sono pieni degli inciuci tra i due. D’Alema e Berlusconi, insomma, pur venendo da due sponde diverse, appaiono – come nei mitici romanzi di Guareschi – una sorta di moderni Don Camillo e Peppone (guarda caso Don Camillo riesce sempre ad averla vinta sul comunista Peppone); ovvero due figure istituzionali che “parlano lo stesso linguaggio”. D’altronde anche Peppone-D’Alema come Don Silvio ha i suoi belli scheletri dell’armadio. D’Alema, infatti, anche lui, ha – per esempio – incassato il suo bel finanziamento illecito al partito (PCI), versato da Francesco Cavallari, “re delle cliniche baresi”, il quale ha confessato il reato solo nel 1994 quando il reato era prescritto (ma commesso!). Pure D’Alema ha candidamente ammesso davanti al giudice di avere preso quei 20 milioni, senza correre alcun rischio (poichè il reato era prescritto).
Curiosa storia quella di D’Alema, ha grandi successi nell’arena della sinistra italiana piu’ tradizionale, che lo riconosce immediatamente ed apprezza (e che lui stesso, d’altra parte, si sforza di ritagliare a sua misura); ma fallisce sistematicamente nei compiti che comportano un ambiente e degli attori diversificati: come il fallimento ad essere Presidente del Consiglio per una intera legislatura; nei tentativi di diventare Presidente della Repubblica o Presidente di una delle camere. Ed ora un ‘ennesimo fallimento: quello di diventare Mister Pesc con la sponsorizzazione/benedizione nientemeno che del suo più “acerrimo rivale” Silvio Berlusconi. D’altronde Berlusconi mirava a ripetere la stessa operazione che qualche anno fa gli era riuscita facendo diventare l’altro più acerrimo nemico, Romano Prodi, Presidente del Parlamento Europeo.

Don Camillo (Fernandel) e Peppone (Gino Cervi)
Credo che questa storia – alla fine – insegni due cose. Intanto, che questa mentalità da “gioco delle parti” così bene raccontata da Giovannino Guareschi, in questa Italia così miseramente voltata verso il suo grande avvenire dietro le spalle (parafrasando il titolo dell’Autobiografia di Vittorio Gassman) e in piena recessione, forse non è più conveniente alla sinistra italiana. La sinistra italiana deve cambiare rotta e seguire una linea di reale contrapposizione con il partito avversario accettando la competizione e non – come è stato fatto fino ad adesso – sbandierare l’idea diun bipolarismo che in realtà non c’è (come neanche c’è un vero mercato concorrenziale italiano: ove il monopolismo di certe aziende, o gli accordi di cartello in tutti i settori produttivi, sono all’ordine del giorno). Dire – come suggeriva Nanni Moretti – ma soprattutto fare qualcosa di sinistra diventa obbligo per un rinnovato PD che voglia essere realmente alternativo e non subalterno al partito di governo. Il clima è cambiato nel mondo: non stiamo più nell’era della guerra fredda e della dolce vita; ci troviamo invece in un mondo globale e che ha scoperto di avere risorse finite.
Infine, la bocciatura di D’Alema rappresenta una sconfitta Europea per il suo supporter, Berlusconi, ed il nostro governo, che non sono riusciti a bissare l’impresa di portare un importante esponente italiano alle massime cariche dell’UE come successe con Prodi nel 1999. Dimostra come l’Italia valga, nei consessi internazionali, sempre meno ed in particolare in Europa (dove sarebbe una delle nazioni fondatrici dell’Unione) conti meno della Polonia, un paese recentemente entrata nella zona europea, da sempre contraria a D’Alema come ministro europeo. Per riprendere una credibilità europea, abbiamo bisogno di un cambio di leadership e di un leader che non venga etichettata dai più influenti giornali europei come The Economist o The Times come un clown o come un buffone. Abbiamo piuttosto bisogno di una leadership responsabile ed all’altezza dei tempi che non sfrutti i classici meccanismi di cooptazione e di asservimento della pubblica amministrazione alla politica (come in certi casi trapela, per esempio, dalla legge Gelmini). Ma soprattutto di una sinistra veramente alternativa, progressista e riformista, attenta alle nuove tecnologie, e non di una sinistra asservita a vecchie logiche politiche che non hanno più cittadinanza in un mondo globale (che a tratti si fa scavalcare a sinistra dal Papa). Altrimenti al declino e alla bruttura non c’è più rimedio.
I tre candidati del PD
27 agosto 2009, scritto da sergio · scrivi un commento
La data del congresso nazionale per la segreteria del PD è sempre più vicina il 25 ottobre si deciderà chi guiderà il PD! Dopo indiscrezioni, proposte ritirate, ed alleanze sbagliate i candidati sono ufficialmente tre: il segretario uscente Dario Franceschini, l’ex ministro per lo sviluppo economico, e la new entry Ignazio Marino…
PIERLUIGI BERSANI:
Piacentino, compirà 58 anni pochi giorni prima della Convenzione. Laureato in Filosofia, ha iniziato prestissimo la carriera politica nel Pci, con diversi incarichi prima nella comunità montana locale poi nel consiglio regionale dell’Emilia Romagna. Come Franceschini, è diventato deputato per la prima volta nel 2001, ma ha poi ricoperto incarichi ministeriali sia con il primo sia con il secondo governo Prodi. Nel secondo mandato (allo Sviluppo industriale) ha tentato un’opera di vaste liberalizzazioni con quello che è stato appunto chiamato il Decreto Bersani. Tra i suoi sostenitori, Massimo D’Alema, Rosy Bindi ed Enrico Letta
DARIO FRANCESCHINI:
Il segretario uscente compirà 51 anni proprio tra la Convenzione e le primarie, il 19 ottobre. Ferrarese, avvocato, ha iniziato a far politica nel movimento giovanile della Dc a metà degli anni Settanta, e nell’80 è diventato consigliere comunale della sua città. Simpatizzante della corrente della sinistra interna, nella fase di crisi e di scioglimento della Dc ha scelto da subito il centrosinistra, entrando poi in Parlamento nel 2001. E’ diventato vicesegretario del Pd nell’ottobre del 2007 e segretario alle dimissioni di Veltroni, nel febbraio scorso. Tra i suoi sostenitori Walter Veltroni, Piero Fassino e Debora Serracchiani.
IGNAZIO MARINO:
Genovese, ha compiuto 54 anni nel marzo scorso. Si è laureato in Medicina e Chirurgia alla Cattolica di Roma e ha poi lavorato molto all’estero, soprattutto nei centri trapianti di Cambridge e Pittsburgh. Nell’ aprile 2006 è stato eletto senatore come indipendente nelle liste dei Ds ed è diventato presidente della Commissione Sanità. Nel 2008 è stato rieletto a Palazzo Madama. E’ l’unico che tre candidati a non provenire né dal Pci né dalla Dc. Cattolico, ha tuttavia preso posizioni nette in materia di biotestamento e laicità. Al centro del suo programma anche il merito e l’ambiente. Tra i suoi sostenitori, Goffredo Bettini, Giuseppe Civati e Gad Lerner.
Secondo i sondaggi popolari la gente vorrebbe Ignazio Marino alla segreteria o PierLuigi Bersani, ma negano la rielezione di Franceschini!
Chissà come andrà a finire
Lega e Vaticano scontro aperto. Berlusconi tace.
27 agosto 2009, scritto da sergio · 1 Commento

Continuano gli scontri fra il partito di Bossi e il Vaticano. Ma in tanti si domandano: lui, il cavaliere, che si dice tanto cattolico, ma è suddito della Lega, in questa occasione chi appoggia? E così, Berlusconi, che ha sempre la qualcosa da dire e da ridire, questa volta tace. Tace quando il Carroccio offende la Chiesa, quando la minaccia e anche quando il suo alleatissimo Fini, che si è giocato tale e quale Alleanza Nazionale, si espone un po di più, difendendo i cattolici ed attaccando questo “strano” partito, la lega, lui tace. E non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, e cieco di chi non vuol vedere. Ma il Presidente, seppur la sua età avanzata, sente e vede, e forse dovrebbe chiarire le idee al suo elettorato, che non è leghista, e che chiede un po di più coerenza!
Il trionfo delle facce toste al convegno dei giovani di Confindustria
13 giugno 2009, scritto da Pietro Orsatti · scrivi un commento
Definiamoli “dotati di faccia tosta”, e saremmo stati pietosi. Lo show di Silvio Berlusconi, il califfo della Certosa, al convegno dei giovani di Confindustria, a Santa Margherita Ligure in provincia di Genova, ha raggiunto il grottesco quando ha iniziato a parlare del prossimo G8 de L’Aquila di luglio. Ecco le sue dichiarazioni a proposito. Coinvolgendo “i migliori mobilieri italiani”, all’Aquila per il G8 “abbiamo completato 30 appartamenti secondo richieste dei singoli capi di governo. Sono venute le delegazioni ed hanno fatto richieste anche molto particolari”. “Abbiamo fatto tutto e saranno accolti in modo eccellente”, ha aggiunto: “Poi li porteremo in giro per i luoghi del terremoto”. Leggi tutto
Veronica Lario chiede il divorzio a Berlusconi. L’ inseparabile personale pubblico del cavaliere.
3 maggio 2009, scritto da Antonio Rossano · 1 Commento
Ci siamo. Su tutti i giornali campeggia il titolone: “Veronica chiede il divorzio a Berlusconi”. Annunciato, forse prima che da una citazione legale, dai media. A voce alta. E’ da lungo tempo che il rapporto tra il premier e la first Lady è incancrenito, delegittimato, privo di ogni minima risorsa. Era stato alle soglie della rottura già ad inizio 2007, mantenuto in vita chissà in base a quale alchimia.
Ma a noi non interessa l’ inciucio. L’ aspetto “rosa” della vicenda (o “nero”?) lo lasciamo ai media per queste cose ben “attrezzati” e dotati di informazioni fresche e costantemente aggiornate. Interessa come, ancora una volta, il personale del cavaliere entri nelle nostre case, pervadendole invasivamente del proprio olezzo, del putridume delle sue storie personali, come da sempre ci ha abituati. E ancora una volta, volenti o nolenti, siamo costretti a respirare quell’ aria.
Eh già, perchè lui è il nostro primo ministro, padrone assoluto, padre della nazione e futuro presidente della repubblica delle banane. Perchè è il nostro paese, unico caso al mondo, nel quale vige, di fatto e senza allcuna legge scritta, un presidenzialismo dalla forma, ma ancor peggio dalla sostanza, alquanto anomalo. Perchè il primo ministro ha oggi in Italia poteri inimmaginabili rispetto a qualsiasi altro paese al mondo. Negli Stati Uniti d’ America il potere del Presidente è delimitato in maniera inequivocabile dalla separazione dei poteri: il Presidente prende decisioni, nell’ ambito dei limiti conferitigli dalla Costituzione, definisce l’ azione politica del suo governo, sia quella interna che quella estera, coordina le azioni dei dipartimenti e dei vari dicasteri che da lui dipendono. Ma non può in nessun modo ed in nessun caso “legiferare”: il potere legislativo è assolutamente e saldamente nelle mani del Congresso. In Italia il Governo, con sempre maggiore intensità e senza alcuna norma scritta, legifera attraverso la decretazione d’ urgenza, le delegificazione, i disegni di legge. Senza alcun democratico controllo. Tanto che più volte il Presidente Napolitano è dovuto intervenire per evidenziare tale nostrana anomalia.
Perchè il nostro premier è, di fatto, il proprietario del sistema radiotelevisivo privato che controlla direttamente attraverso Mediaset, o indirettamente attraverso il mercato della pubblicità. E controlla, da primo ministro, l’ informazione pubblica, la RAI. Per non parlare dei giornali che direttamente o indirettamente fanno capo al suo gruppo di riferimento.
E di questi giorni, come riportato su questo Social Blog, la notizia che l’ associazione americana per lo studio ed il sostegno alla libertà Freedom House, ha declassato l’ Italia da paese “libero” a “parzialmente libero” per la libertà di stampa.
E’ questo sistema dell’ informazione il suo più grande potere. Infinite volte più grande di quello politico o istituzionale. Perchè consente di controllare direttamente il pensiero delle persone, indirizzarlo, riempirlo di significati o svuotarlo del tutto.
Abituati ad una sinistra che ci ha sempre proposto l’ aspetto “ridicolo” delle vicende berlusconiane esponendo il cavaliere al dilegio ed alla satira e suscitando l’ ilarità dei più, ma sempre e sistematicamente sottovalutandone le azioni politiche, le strategie e la grande macchina organizzativa che sapientemente ha saputo mettere in piedi e governare.
E anche questa volta la vicenda personale del cavaliere ci viene proposta nella forma a lui più comoda ” l’ inciucio” , lo scherno, la deprecazione. Come scriveva Mario su questo Social Blog, l’ abitudine a determinati tipi di immagini, ci rende indifferenti ad esse. E personalmente sono convinto che tale insistenza nel proporcele ha una funzione ancora più strumentale: il tipo di informazione cui siamo oggi abituati è rapida e poco pervasiva, non sedimentata o almeno sedimenta il minimo indispensabile a lasciare nelle coscienze l’ informazione o il ricordo della informazione. Non c’ è più un processo di acquisizione dell’ informazione attraverso la coscienza e la ragione, la mediazione con il proprio sistema valoriale e la classificazione in base ad esso. C’è lo scorrere delle notizie sulla nostra coscienza rapidamente. Così che esse restino in noi deprivate del loro significato e non possano, in questa nuda inermità, affliggere le coscienze con significati e valori. Siamo oramai abituati a sentir parlare di corruzioni e concussioni, tanto abituati che nel nostro parlamento sono seduti fior di pregiudicati e la notizia, oramai, ci lascia del tutto indifferenti. Perchè? Perchè la notizia è entrata nella “lavatrice mediatica”, distribuita sapientemente ed in grande quantià alle masse, ma per un tempo molto breve, quasi subito sostituita da altre notizie altrettanto gravi o gravemente diffuse. Cosicchè le notizie, restano, come pura informazione nelle coscienze, abituate però a non soffermarcisi più di tanto.
Abituiamoci allora, nazione cattolica cristiana, ad accettare l’ idea di un premier figo, “sciupafemmine” e… bisdivorziato.
vignetta: album di GavaVenezia da Flickr



