Challenge for change? Speriamo…
5 febbraio 2008, scritto da Antonio Rossano · scrivi un commento
Barak Obama rappresenta probabilmente l’ultima speranza, non solo per gli Stati Uniti d’America sull’orlo di una crisi peggiore di quella del 1929, bensì per il mondo intero che, da quel paese, dipende oltre ogni ampia immaginazione.
Rappresenta l’ultima speranza di una società ormai collassata e ripiegata su se stessa, come la tremenda immagine delle Twin Towers ha simbolicamente rappresentato, stampandosi indelebilmente nel substrato più profondo dell’intelligenza “etnica” dei popoli, ancor prima che in quella umana degli uomini.
E’ paradossalmente l’ultima speranza del popolo conservatore americano, chiuso in una tanica di petrolio ormai vuota, se perfino Maria Shriver, moglie di Schwarzenegger e nipote di J.F. Kennedy, ha scelto Barak.
Ma la “War room” di Clinton è in funzione da mesi, anni; assoldati i migliori “spins”, studiate ed analizzate al nanodettaglio tutte le strategie possibili, dal pianto della First Lady (ex?), agli accordi asimmetrici con le sponde conservatrici e reazionarie.
E’ uno strano parallelo, in questi giorni, tra Italia ed America: una Italia che è condannata a ripetere eternamente il ciclo dei suoi esami, senza individuare il traguardo CHE NON ESISTE, ed una America che sogna, spera ed anela all’urlo di un “Change” che non le sarà forse consentito.
Il meccanismo di autoconservazione ed autoriproduzione del sistema di potere americano non può consentire e non consentirà lo spostamento del baricentro dal “capitale” al “sociale”: lo ha dimostrato risorgendo dalla Grande Crisi attraverso una epica seconda guerra mondiale, passando per tutti i più sanguinosi conflitti del mondo, dal Vietnam all’Iraq all’assassinio dei suoi presidenti e stregoni, da JFK a M.L. King.
Non c’è Veltroni o Obama che possano scardinare congegni così sofisticati e potenti: in 6 anni gli Stati Uniti in guerra hanno dimezzato il valore della loro moneta e raddoppiato il costo del petrolio, sicché tutti noi potessimo contribuire al sostentamento di questa poderosa macchina da guerra.
Il sistema reazionario italiano è ricorso a strategie di scala altrettanto cruente e sanguinose: altri 3 anni che trascorreremo nell’attesa di elezioni, instaurazioni, configurazioni ed installazioni di tutto l’establishment burocratico (direttori RAI, ASL, Ministeri, etc.) saranno un peso insostenibile per una nazione alle soglie della povertà.
Eppure la speranza è quella che ogni giorno ci tiene in piedi, ci dà il coraggio di accettare tutto questo, di pensare che la vita, tutto sommato… ma davvero tutto sommato è bella.
pubblicato su “politicaonline.it” il 5.02.2008



