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Studio Illegale.

8 febbraio 2009, scritto da Daniela Persico 

Copertina del libro di Duchesne

Copertina del libro di Duchesne

La vita negli studi legali, in quei particolari studi cosidetti law firm (firme del diritto), quelli con fatturati con sei zeri e centinaia di “dipendenti”, giovani avvocati di altissima preparazione.

Questo il plafond di uno dei blog più famosi in Italia:.

Un blog nato nel 2007 e cresciuto in poco meno di due anni, sino a diventare una delle più grosse realtà della piattaforma Splinder con oltre 1400 visite quotidiane e centinaia di commenti ad ogni post.

Il suo “dominus”, Duchesne, è un giovane avvocato milanese (sulla cui identità coperta dal più alto riservo si sprecano congetture) che lavora, per l’appunto in una di queste law firm: il lavoro, i ritmi, le situazioni che vi si vivono, gli hanno ispirato delle riflessioni sarcastiche, acute, divertenti che sono diventate pausa e diletto per ogni “serio professionista” che si rispetti (un amico che lavora da Gianni Origoni, nei primi tre posti per fatturato tra gli studi legali italiani, mi ha confessato che quando Duch, come lo chiamano gli aficionados, posta si attiva un tamtam tra tutti i dipartimenti per diffondere la notizia) ma anche per molti moltissimi frequentatori della blogosfera estranei al cosidetto “Magic Circle” e addirittura al “mitico” mondo del diritto.

Un successo che ha portato alla nascita spontanea e, se vogliamo, affatto incentivata dallo stesso Duchesne che assai poco partecipa ai commenti, di una sub community degli appassionati di Studio Illegale che si parlano, scontrano e talvolta perfino incontrano tra loro.

Si vocifera di più di una coppia nata grazie al Duca-cupido.

Ma al di là del significativo successo mediatico di Studio Illegale, le capacità descrittive, lo stile di scrittura, l’incredibile dote di esser sintetico ma con una grande profondità di Duchesne non potevano e non dovevano rimanere confinate al solo web: e così, dopo la richiesta dell’editrice Marsilio, è nato “Studio Illegale”, il libro: il primo romanzo di Duchesne, in vendita dal 4 febbraio.

Un libro dal quale, leggendo gli umori in rete c’è da aspettarsi solo delle piacevoli sorprese.

Duchesne mi ha rilasciato un’intervista, eccovela.

E mi raccomando leggete “Studio Illegale”- Marsilio Editore.

Era il 29 aprile del 2007 quando nasceva StudioIllegale, un blog tra i tanti di splinder, una piattaforma tra tante per i blog nel mondo. Io ho un blog, so bene che non ci si aspetta quasi niente mentre lo si apre, ma tu Duch, cosa pensavi mentre scrivevi quelle prime laconiche righe?”

Non ricordo bene cosa avessi in mente, so solo che in quel periodo, al di là degli eccessi di cui ho infarcito il blog, io ero davvero a pezzi. E così è nato il blog, in modo molto ingenuo, come dimostrano anche i toni e le espressioni dei primi post. Avevo, credo, un proposito da Don Chishotte, volevo che si sapesse cosa si nascondeva dietro a una vita che, perlomeno tra avvocati, a volte è vista come il migliore dei destini, insomma credevo di poter cambiare le cose. Ma questi sono pensieri che si fanno alle due di notte (orario del primo post) davanti al cartone vuoto della pizza sulla scrivania. Poi, per continuare ad avere uno stimolo a scrivere e soprattutto darne uno agli altri per leggere, ho capito che c’era da cambiar prospettiva (oltre che avatar, chè la cravatta rossa è comparsa solo dopo un mesetto).

“Blog come esigenza di comunicazione, si dice da più parti. E allora come deve essere vedere diventare il proprio blog quasi un social network? Nei commenti ai tuoi post che in più di un caso hanno sfondato il tetto dei settecento commenti, vive e si agita una varia umanità, fatta di colleghi, avvocati tradizionali e studenti di giurisprudenza, oltre che normali curiosi. Che ne pensi della grande interazione che hai saputo creare?”

La comunità dei commentatori è stata la chiave di volta del blog, il vero motore, la soddisfazione più grande. E la cosa incredibile è che è stato qualcosa di assolutamente spontaneo, credo di non avere particolari meriti in questo, anzi, con la mia latitanza potevo addirittura essere un ostacolo. Invece, nonostante questo, i lettori non hanno smesso di seguire il blog e commentarlo. Non è poi così affettato dire che gli devo molto.

“Nel blog racconti le prime telefonate con la Marsilio, la casa editrice del tuo libro che ha tutte le premesse per diventare un caso letterario. Ma tu, nel profondo come hai accettato questa proposta?”

Con una gioia grandissima. Le difficoltà sono venute tutte dopo.

“Modulo scrittorio blog (soprattutto prendendo come archetipo il tuo, connotato da incisività piuttosto che da ricchezza narrativa) e modulo romanzo: come è stato il passaggio?”

Ecco le difficoltà cui mi riferivo. Era tutto diverso, completamente: dovevo passare da brevi pezzi gratuiti letti nell’orario di lavoro, a un intero romanzo da far comprare e leggere nel tempo libero e ho capito subito che non sarebbe stato facile. Anzi, all’inizio, ho proprio pensato che non ce l’avrei fatta e ne ho avuto la conferma quando, dopo aver mandato una cinquantina di pagine alla Marsilio, mi sono stati fatti dei bei complimenti e mi è stato chiesto di riscrivere tutto. Poi, un giorno, senza una vera ragione, mi è sembrato di capire tutto, cosa avrei dovuto scrivere e come avrei dovuto farlo e da lì è stato tutto più facile.

“Io credo di intuirti piuttosto bene, grazie al nostro scambio di mail e alla tua preziosa gentilezza che ti ha portato ad aiutare e ad incoraggiare sempre una perfetta sconosciuta come me. Per me il lato precipuo del tuo carattere è l’insondabilità, che fa da pendant anche al tuo stile scrittorio: preciso, talvolta secco ma sempre molto maliconico di quella dolce malinconia “almost blue”. Tu invece quale aspetto della tua anima consideri distintivo?”

Direi la curiosità. Per il resto, credo che la cosa più corretta l’abbia detta uno degli ultimi commenti apparsi sul blog: “Probabilmente il professionista che si cela dietro il personaggio ci deluderebbe, sicuramente non ha lo smalto della sua creazione. Oltretutto l’anonimato consente l’immedesimazione. Se ci tenete a leggere ancora il blog e a farvi le risate che vi fate, accontentatevi del cravattone rosso.” In fondo, magari è un po’ dura, ma secondo me l’osservazione coglie il punto.

“La grande avventura del romanzo: quali i momenti piacevoli, quali quelli provanti?”

Provante, è stato mettersi ogni sera al pc, magari che era già notte, a scrivere anche quando mi sembrava di non avere né forza né idee. Piacevole, tutto il resto, le volte che vedevo la storia prendere forma, o quelle in cui facevo finta di prendere appunti in riunione e invece scrivevo un dialogo, o quando camminavo e mi veniva in mente una battuta o una situazione divertente, e via così. Credo di aver passato un gran bel periodo in compagnia di quei personaggi.

“E ora che sei qui, probabilmente con i primi parziali dati di vendita in mano ma in ogni caso con il tuo primo romanzo- mi tremano quasi le dita a digitarlo- cosa ti auguri? Auspichi che questa possa essere la tua strada?”

Beh, dati ancora non ce li ho, ma ho alcune reazioni da parte di chi l’ha letto e sembrano tutte positive. Cerco di non augurarmi nulla, ma è solo un modo di proteggermi dalle illusioni, che, in fondo, questa in questa strada mi piacerebbe camminarci ancora un po’ e mentirei se non dicessi che ogni tanto, prima di dormire, mi sono immaginato col dolcevita e la pipa.

“Lascia da vera blogstar- hai visto che te lo dicevo io?!- un saluto ai bloggers di YUrait. Noi ci auguriamo di avere la tua stessa fortuna.”

Beh, io, oltre a salutarvi, soprattutto mi aggiungo all’augurio.

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Commenti dei lettori

Un Commento a “Studio Illegale.”
  1. Bella questa intervista, conosco bene il blog di Duchesne il libro… be’ sono una di quelle che lo comprerà sicuramente ;-) )

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