Alla ricerca del leader perduto 6 – Fenomenologia di Berlusconi
8 giugno 2009, scritto da AntonioMa
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“Ecco, è odore di santità”, diceva Berlusconi in una famosa puntata di “Porta a Porta” di qualche anno fa, porgendo la sua mano a Bruno Vespa affinchè l’annusasse. In questo modo il tycoon, leader del centro-destra si auto-assurgeva a leader carismatico “unto dal Signore”. In effetti, nella letteratura religiosa (ed in particolare nella interpretazione di San Paolo) il leader carismatico è colui il quale riceve il carisma direttamente da Dio. Probabilmente l’intento di Berlusconi era quello, in maniera più o meno scherzosa, di creare uno script accattivante specialmente per un certo mondo Cattolico.
Il carisma berlusconiano, com’è noto, è stato opera di Don Baget Bozzo il quale giustificò il carisma di Berlusconi come “carisma della libertà nel linguaggio di Max Weber, cioè alla capacità di leggere il sentimento profondo di un popolo oltre la sua cultura stabilita e oltre le sue istituzioni. Il carisma crea, attraverso il sentimento del popolo, una nuova legittimità. E questa viene sentita come una sfida dai poteri dominanti, come una loro delegittimazione. Sembrava che essi, in ragione del loro potere, potessero soffocare il vincolo che nasceva tra il volto (cioè raffigurazione n.d.a) di un uomo e il sentimento di un popolo”.
Nei precedenti articoli abbiamo visto come il carisma sia e continui ad essere un concetto instabile. Storicamente esso è cambiato molte volte. Sant’Agostino stesso fornisce una caratterizzazione di carisma che differisce da quello paolino e che diede il via alla concezione carismatica nella tradizione protestante (Lutero stesso era un agostiniano). Quello paolino ed, in generale, quello testamentario il càrisma non è la salvezza ma il dono di una vita spesa al servizio dei fratelli. “Ciascuno metta al servizio degli altri il dono che ha ricevuto, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio” cosí scrive Pietro (1 Pt 4,10). Anche Baget Bozzo usa un concetto nuovo di carisma (oserei dire, un concetto “ad hoc”). Certamente la definizione data dal “prete rosso” è una definizione calzante di un leader che fa del marketing strategico (cioè leggere il sentimento profondo di un popolo) la sua arma più importante.
Ma il carisma è ancora un concetto “valido” per misurare le persone? Secondo Clifford Geertz, uno dei maggiori antropologi contemporanei, “Il concetto di carisma è andato degenerando col tempo. Oggi indica in genere “fascino” o “‘popolarità”. La sua origine cristiana, in realtà, indicava una straordinaria forza personale di origine trascendente; nella sua odierna accezione, chiunque può essere carismatico…anche Madonna è carismatica”. L’importanza dei mezzi di comunicazione di massa per stabilire il carisma di Berlusconi è stato fondamentale. Geertz per esempio descrive tre modi in cui è stato storicamente creato il carisma: “ Ognuno dei tre ricorreva spesso a questa forma rituale ma in maniera molto diversa, il re di Giava creava il proprio carisma attraversando tutto il territorio del regno mettendosi in mostra come fosse un dio e imponendo la propria immagine alla società. Quando Elisabetta I salì al trono, la sua legittimità non era solide a causa di tutti i conflitti dinastici che si erano verificati fino ad allora. La sua soluzione, quindi, fu quella di viaggiare per tutto il paese e organizzare una sorta di spettacolo teatrale itinerante incentrato sulla sua figura. Nel XIX secolo, i re del Marocco compivano vere e proprie incursioni in varie parti del paese per dimostrare forza, autorità, vigore e vitalità”. Il primo è, in un certo senso, di tipo estetico, la monarchia di Giava come centro di irradiazione di incanto e magia, il secondo è di tipo morale, la regina come erede della tradizione morale inglese e, infine, il terzo che è una sorta di esercizio di forza del potere.
Il carisma berlusconiano è principalmente un carisma di tipo estetico. Berlusconi – come i re di Giava – attraverso le televisioni ha gettato il proprio “corpo” in pasto al villaggio globale, mischiando, per forza di cose, pubblico e privato (come nella storia del divorzio dalla moglie e conseguente esplosione della liaison con Noemi Letizia). Il leader per imporre il suo carisma ha dovuto mischiare pubblico e privato e rigettarlo in pasto al pubblico-consumatore-elettore come gossip; ha il leader un privato? All’interno della leadership estetica dove il “corpo” del leader deve essere completamente trasparente, per essere venerato, non c’è scampo: non c’è privato. ”Ecco, è odore di santità”: annusate!. Il corpo del leader deve essere sentito, toccato: la sfera personale è troppo ristretta per invocare il diritto alla privacy quando il teleobiettivo di un fotografo riprende il leader dall’esterno della sua reggia, da lontano: “santo si, ma non subito!”.
Un carisma estetico fa sostanzialmente leva sulle emozioni delle persone, esso cerca di imporre l’universo simbolico del leader mediante meccanismi che fanno appello alla sfera irrazionale delle persone. Questo è molto lontano dal leader freddo, razionale ed eventualmente spietato propugnato da Machiavelli; un leader non amato, ma temuto (pur ricordando che mai e poi mai il Principe dovrà rendersi odioso nei confronti del popolo, fatto che porrebbe i prodromi della propria caduta). Lungi dall’essere il “principe” nascente dal e col consenso del popolo (figura ben più solida del Principe nato dal consesso dei “grandi”, cioè dei grandi proprietari), Berlusconi, alla fine, è uno dei grandi proprietari: non è diverso da loro sia nei pregi che nei vizi. Non è, come Baget Bozzo vuole farci credere, uno che sfida i poteri dominanti e ne cerca la delegittimazione, a meno di non dire che è discrezione del leader asserire di volta in volta (i comunisti, i giudici, i giornalisti. Murdoch ecc..) quali sono i poteri dominanti. Anzi, Berlusconi ha sempre cercato una legittimazione all’interno dei cosiddetti grandi proprietari, sin dai tempi di Agnelli e ancora oggi nei consessi della Confindustria.
Alla fine però c’è da dire che in tutto questo discorso manca un elemento fondamentale legata al carisma come abbiamo visto essere inteso classicamente: l’elemento morale. Il leader infatti agisce mosso dalla volontà di aiutare gli altri: avere all’orizzonte il bene comune. Anche secondo certe interpretazioni de Il Principe (le cosiddette interpretazioni oblique), Machiavelli ha come vero scopo quello di mettere a nudo, e quindi chiarire, le atrocità compiute dai principi dell’epoca, a vantaggio del popolo – inteso come un insieme indefinito di persone. Ma per far questo il leader non può, per il bene dello stato stesso, permettersi di lasciare spazio al proprio carattere diventando cosi quasi un uomo macchina. Ma Berlusconi è troppo preda del proprio carattere – oserei dire diventando quasi una macchietta pur di piacere al (di essere riconosciuto dal) popolo: scherzi durante ricevimenti ufficiali, ritardi e facce beffarde durante cerimonie ufficiali, come se fossimo sul set di Amici miei: ma la supercazzola è superata, oggi basta dire e smentire.



