Un Pesc di nome D’Alema
19 novembre 2009, scritto da AntonioMa
La clamorosa – ma annunciata – bocciatura da Mister Pesc di Massimo D’Alema è un fatto molto importante e che deve far riflettere sia la sinistra italiana che quel settore della politica italiana (e specialmente da istituzioni come la Confindustria che dovrebbero tenere a cuore l’immagine dell’azienda Italia) che mira a una posizione di maggiore visibilità per il nostro paese.

Massimo D'Alema
Intanto, ricordiamo cosa è successo. Silvio Berlusconi, nella sua magnanimità di Primo Ministro italiano e persona – a suo dire – piuttosto influente in Europa e nel mondo (addirittura diciottesimo nella classifica degli uomini più potenti – attenzione! potenti del mondo – non influenti) aveva lanciato come candidato italiano alla prestigiosissima sedia di “ministro degli esteri” europeo (Soprannominato Mister Pesc) nientedimeno che baffetto d’acciaio, alias Massimo D’Alema, un ex comunista.
Ma cosa è Mister Europa o Mister Pesc? E’ l’Alto rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune (appunto: Pesc) dell’Unione Europea. Attualmente la carica è ricoperta dallo spagnolo Javier Solana. Mister Pesc è un po’ la ‘faccia’ della politica estera dell’Ue, in attesa che l’ Europa si possa dotare di un vero ministro degli Esteri a tutto tondo e anche di una vera politica estera comune, cosa che non sempre accade in tutti i dossier internazionali. L’Alto rappresentante ha comunque rafforzato il suo ruolo negli ultimi anni riempiendolo di contenuti nuovi, come quello di negoziatore internazionale con, per esempio, l’Iran per il dossier nucleare.
L’incarico, quindi, è uno dei maggiori riconoscimenti al quale un politico europeo possa ambire. Sembra quindi che la sponsorizzazione di Berlusconi vada vista come un premio per l’avversario politico di sempre. In realtà i giornali dei maggiori quotidiani italiani e dei siti internet sono pieni degli inciuci tra i due. D’Alema e Berlusconi, insomma, pur venendo da due sponde diverse, appaiono – come nei mitici romanzi di Guareschi – una sorta di moderni Don Camillo e Peppone (guarda caso Don Camillo riesce sempre ad averla vinta sul comunista Peppone); ovvero due figure istituzionali che “parlano lo stesso linguaggio”. D’altronde anche Peppone-D’Alema come Don Silvio ha i suoi belli scheletri dell’armadio. D’Alema, infatti, anche lui, ha – per esempio – incassato il suo bel finanziamento illecito al partito (PCI), versato da Francesco Cavallari, “re delle cliniche baresi”, il quale ha confessato il reato solo nel 1994 quando il reato era prescritto (ma commesso!). Pure D’Alema ha candidamente ammesso davanti al giudice di avere preso quei 20 milioni, senza correre alcun rischio (poichè il reato era prescritto).
Curiosa storia quella di D’Alema, ha grandi successi nell’arena della sinistra italiana piu’ tradizionale, che lo riconosce immediatamente ed apprezza (e che lui stesso, d’altra parte, si sforza di ritagliare a sua misura); ma fallisce sistematicamente nei compiti che comportano un ambiente e degli attori diversificati: come il fallimento ad essere Presidente del Consiglio per una intera legislatura; nei tentativi di diventare Presidente della Repubblica o Presidente di una delle camere. Ed ora un ‘ennesimo fallimento: quello di diventare Mister Pesc con la sponsorizzazione/benedizione nientemeno che del suo più “acerrimo rivale” Silvio Berlusconi. D’altronde Berlusconi mirava a ripetere la stessa operazione che qualche anno fa gli era riuscita facendo diventare l’altro più acerrimo nemico, Romano Prodi, Presidente del Parlamento Europeo.

Don Camillo (Fernandel) e Peppone (Gino Cervi)
Credo che questa storia – alla fine – insegni due cose. Intanto, che questa mentalità da “gioco delle parti” così bene raccontata da Giovannino Guareschi, in questa Italia così miseramente voltata verso il suo grande avvenire dietro le spalle (parafrasando il titolo dell’Autobiografia di Vittorio Gassman) e in piena recessione, forse non è più conveniente alla sinistra italiana. La sinistra italiana deve cambiare rotta e seguire una linea di reale contrapposizione con il partito avversario accettando la competizione e non – come è stato fatto fino ad adesso – sbandierare l’idea diun bipolarismo che in realtà non c’è (come neanche c’è un vero mercato concorrenziale italiano: ove il monopolismo di certe aziende, o gli accordi di cartello in tutti i settori produttivi, sono all’ordine del giorno). Dire – come suggeriva Nanni Moretti – ma soprattutto fare qualcosa di sinistra diventa obbligo per un rinnovato PD che voglia essere realmente alternativo e non subalterno al partito di governo. Il clima è cambiato nel mondo: non stiamo più nell’era della guerra fredda e della dolce vita; ci troviamo invece in un mondo globale e che ha scoperto di avere risorse finite.
Infine, la bocciatura di D’Alema rappresenta una sconfitta Europea per il suo supporter, Berlusconi, ed il nostro governo, che non sono riusciti a bissare l’impresa di portare un importante esponente italiano alle massime cariche dell’UE come successe con Prodi nel 1999. Dimostra come l’Italia valga, nei consessi internazionali, sempre meno ed in particolare in Europa (dove sarebbe una delle nazioni fondatrici dell’Unione) conti meno della Polonia, un paese recentemente entrata nella zona europea, da sempre contraria a D’Alema come ministro europeo. Per riprendere una credibilità europea, abbiamo bisogno di un cambio di leadership e di un leader che non venga etichettata dai più influenti giornali europei come The Economist o The Times come un clown o come un buffone. Abbiamo piuttosto bisogno di una leadership responsabile ed all’altezza dei tempi che non sfrutti i classici meccanismi di cooptazione e di asservimento della pubblica amministrazione alla politica (come in certi casi trapela, per esempio, dalla legge Gelmini). Ma soprattutto di una sinistra veramente alternativa, progressista e riformista, attenta alle nuove tecnologie, e non di una sinistra asservita a vecchie logiche politiche che non hanno più cittadinanza in un mondo globale (che a tratti si fa scavalcare a sinistra dal Papa). Altrimenti al declino e alla bruttura non c’è più rimedio.




Per me D’ Alema non è mai stato veramente in gioco, se non per i media italiani. Non è mai stato un personaggio di rilievo internazionale, anche se ha rivestito incarichi prestigiosi nel governo italiano (Presidente del Consiglio, Ministro Esteri). Ma l’ errore di confondere l’ orticello nostro con uello del vicino è un errore di prospettiva da sempre italiano. In Europa, come nel mondo, contiamo molto relativamente.
Sono d’accordo con te, perciò il titolo: “un pesc(e) di nome D’Alema”: infatti ha abboccato all’amo di Berlusconi; che comunque non ci ha fatto neanche lui una bella figura (interna).