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Aperto e sociale: ecco il nuovo modo di imparare

6 dicembre 2009, scritto da epanto 

VI conferenza UNESCO Elearning Chair Barcelona 30 nov- 1dic 2009

VI conferenza UNESCO Elearning Chair Barcelona 30 nov- 1dic 2009

L’Università Aperta della Catalunya (UOC) ha organizzato a Barcellona, in collaborazione con  la locale Cattedra Unesco per l’eLearning,  un seminario di due giorni (30 nov-1 dicembre) sul tema Open Social Learning.

Gli speaker invitati erano fra i nomi piu’ noti del movimento dell’open education,  tra i quali:

Gli interventi dei relatori sono stati molto suggestivi e in qualche case  persino “visionari”. Sul blog della Cattedra Unesco c’è la sintesi (in inglese) delle sessioni per approfondimenti,  proverò a riassumere i concetti più interessanti dal mio punto di vista:

  • l’apprendimento strutturato così come è concepito oggi è irrilevante: è necessario un apprendimento che preveda una partecipazione attiva orientata a  “costruire significato” (sensemaking); la costruzione di significato si attua a partire dalla creazione di connessioni ed è necessario capire come si costruiscono queste connessioni; l’abbondanza delle informazioni disponibili oggi facilita la costruzione di nuove connessioni: i corsi preconfenzioanti sono un terribile  sottoinsieme di trasferimento di informazione; l’apprendimento dev’essere guidato dalle relazioni e abilitato dalle tecnologie;  il ruolo degli insegnanti dovrà essere quello di “facilitatore delle connessioni”; anche la scienza è vista come un insieme di connessioni; [G. Siemens]
  • si possono cambiare i comportamenti attraverso il divertimento (www.thefuntheory.com), per questo motivo Facebook può essere usato come strumento didattico e anche perché oggi è lo strumento più utilizzato per la costruzione dell’identità digitale (non ci sono “brutti” in Facebook);  FB è uno strumento per l’edupunk, ovvero per ridefinire le relazioni fra potere e conoscenza dentro le Università, gli studenti diventano produttori di contenuti (come in questo video ¿Quién es Carlitos?); Facebook non è la risposta a tutte le domande ma è una dimostrazione del concetto di edupunk anche in situazioni di divario digitale; [A. Piscitelli]
  • gli studenti oggi hanno anche una vita digitale e l’università deve riconoscerla e non creare barriere: oggi gli studenti si adattano al sistema educativo, ma dovrebbe essere il contrario; l’apprendimento dev’essere aperto e sostenibile ma putroppo non c’è riuso delle risorse educative aperte, nè si possono dismettere gli old-media;  gli insegnanti devono essere allenatori alle ontologie; i motori di recommendations sono sempre più importanti; [J. Greenberger]
  • [l'enigma delle risorse educative aperte: chi le produce e chi le usa?] il prodotto dell’appredimento è lo studente, l’apprendimento si riferisce alla crescita personale e non alle competenze;  due visioni contrapposte: una vede la scienza e la conoscenza come una serie di proposizioni e l’apprendimento come la capacità di ricordare  fatti e principi (ma fatti e principi sono dinaminici e non statici, nei sistemi complessi fatti e principi non esistono), la seconda vede la scienza come processo, procedure, pratiche che vanno insegnate, con il rischio di confondere la metrica con il processo); una terza visione che è quella di Downes che vede  la scienza come conversazione fra le ricerche e gli esperimenti, una forma di conversazione con la natura e, come conversazione fra gli scienziati,  una rete di interazioni, che istanziano il vocabolario di un’ontologia, un modo di interpretare il mondo; chi possiede queste conversazioni? non si può produrre conoscenza per le persone, per questo l’unica risorsa educativa aperta sostenibile è quella prodotta da chi apprende: i grandi beneficiari sono le persone che producono le risorse, chi si limita a guardare non impara [S. Downes].

Sembra esserci una grande distanza fra quanto teorizzato e quanto effettivamente  si può applicare nei contesti educativi attuali, anche se nel convegno sono state presentare esperienze reali quali il corso massivo di Siemens e Downes, il ProyectoFacebook, il Sapo Campus.

In queste visioni, non ci sono gerarchie fra chi apprende e chi insegna (o almeno sono molto sfumate), i materiali didattici non devono essere precostituiti ma sono il risultato finale dell’apprendimento, tutto si basa sulla relazioni fra i pari e con gli insegnanti.

L’Open Social Learning potrebbe essere la risposta a situazioni in cui non ci sono insegnanti, né libri, né scuole: per questo l’Africa è stata più volte evocata (sia per le difficolta’ dei partecipanti a essere presenti, sia perché  alcune  esperienze presentate erano rivolte a persone africane): i cellulari si stanno rivelando una tecnologia sostenibile per consentire  quelle “connessioni” che oggi appaiono cosi’ fondamentali.

Grande assente di tutto il dibattito è stata la valutazione, che non a caso sarà forse il tema della prossima conferenza: il dibattito prosegue.

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Commenti dei lettori

7 Commenti a “Aperto e sociale: ecco il nuovo modo di imparare”
  1. epanto eleonora scrive:

    Grazie dei commenti sia per gli stimoli sia per le integrazioni. Invito tutti coloro che sono interessati a far decollare il tema delle risorse educative aperte a contribuire alla nascente comunità italiana su opened, il progetto di CClearn per l’open education. Il gruppo si sta costituendo in questi giorni e ogni contributo e’ utilissimo http://opened.creativecommons.org/La_Comunit%C3%A0_OpendEd_italiana

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  1. [...] La settimana scorsa sono stata a Barcellona alla due giorni organizzata da UOC-Unesco dal titolo “Open Social Learning”: a parte le disavventure personali (furto del portafoglio e qualche problema con i taxi), il convegno è stato molto interessante e stimolante: qualche considerazione in merito la trovate sul social blog Yurait. [...]



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