La sindrome di Betsabea e la leadership italiana
20 dicembre 2009, scritto da AntonioMa
Venerdì scorso la professoressa Joanne Ciulla ha tenuto un seminario alla Facoltà di Economia della Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Joanne B. Ciulla è una italoamericana di seconda generazione, è una delle più importanti esperte mondiali di etica degli affari e di etica della leadership. Addottorata in filosofia alla Temple University di Filadelfia, è stata la prima persona a ottenere la cattedra di studi sulla leadership sponosrizzata dall’UNESCO alla United Nations University International Leadership Academy di Amman, Giordania. Oggi è Coston Family Chair in Leadership ed Etica e Professore di Leadership Studies alla Jepson School of Leadership della Università di Richmond in Virginia.

Joanne B. Ciulla
La Ciulla ha parlato dello stato dell’arte dell’etica degli affari. In particolare si è soffermata sul problema della relazione tra etica, corruzione e il bisogno di leadership. Appare che ci sia un rapporto diretto tra leadership carismatica e livello di corruzione in un paese: maggiore è il livello di corruzione percepita, maggiore è la possibilità di avere una leadership carismatica che usualmente non è etica in quanto improntata su una persona al quale si concedono privilegi che ad altri non sono consentiti.
Molto interessante è stato il suo discorso relativo alle fonti psicologiche che fanno si che un leader precedentemente etico, per così dire, deragli eticamente, cioè incominci a comportarsi in maniera non etica. La Ciulla ha presentato come esempio di deragliamento etico di un leader, quello preso dalla Bibbia relativo al rapporto tra il re Davide e la bellissima Betsabea.
Ci racconta la Bibbia che un giorno il re Davide, passeggiando sulla terrazza del suo palazzo, vede Betsabea che sta facendo il bagno. Anche se è a conoscenza che essa è moglie di Uria, uno dei suoi soldati attualmente impegnato in guerra, Davide si invaghisce di lei, la invita a casa propria ed ha una relazione con lei. Betsabea rimane incinta ed informa della cosa il re. Davide richiama il marito dalla guerra perché egli dorma con la propria moglie, ma Uria si rifiuta di dormire a casa propria, poichè riteneva indegno godere degli agi della sua casa e di sua moglie quando i suoi soldati erano impegnati in battaglia riposando in condizioni disagiate. Il re comanda allora al suo generale di sferrare un attacco e di far mettere Uria in prima fila. Il comandante ubbidisce e Uria muore durante quest’attacco. Così Davide resta libero di prendere in moglie Betsabea. (cfr. Secondo libro di Samuele, 11).

Rembrandt, Betsabea con la lettera di David (1654). Museo del Louvre, Parigi
A questo punto interviene il profeta Natan che, a nome di Dio, rimprovera Davide per il peccato commesso nel provocare la morte di Uria per poter prendere in moglie Betsabea. Davide si pente del male fatto e chiede perdono a Dio. Dio perdona Davide anche se il figlio che nasce dalla relazione con Betsabea muore dopo pochi giorni (cfr. Secondo libro di Samuele, 12).
Dopo questo figlio, morto prematuramente, dalla relazione tra Davide e Betsabea, nasce un secondo figlio: Salomone (cfr. Secondo libro di Samuele, 12.24). Questo figlio diventa il figlio prediletto di Davide e gli succederà sul trono.
Possiamo individuare in questo racconto alcuni elementi che possono essere gli indicatori di una cattiva (eticamente) leadership:
1) I leader di successo perdono visione di cosa sia il loro lavoro: Re David doveva pensare a come vincere la guerra, non stare a cercare di portarsi a letto Betsabea. Questo è il motivo per cui noi siamo così preoccupati dei leader “donnaioli”, perchè spesso si distraggono dal fare il loro lavoro per seguire una gonnella. 2) Il potere porta ad accessi privilegiati ed inoltre i leader hanno maggiori possibilità di abbandonarsi alle loro passioni e quindi hanno bisogno di una maggiore forza di volontà per resistere a queste tentazioni. Re David, per esempio, ha avuto Betsabea a casa perchè portata dai suoi servitori senza colpo ferire. 3) I leader di successo sviluppano una eccessiva fede nella loro capacità di controllare gli avvenimenti; infatti Re David è implicato in una escalation di insabbiamenti del suo comportamento (tenta prima in tutti i modi di far dormire il marito di Betsabea con la moglie, poi lo fa uccidere mettendolo in prima linea in battaglia). La cosa più orribile e che in generale i tentativi di insabbiare una condotta eticamente sbagliata sono peggiori rispetto al crimine originario: nel caso di Re David l’adulterio è un crimine minore rispetto all’uccisione di Uria. Allo stesso modo durante lo scandalo Clinton-Lewinsky gli americani hanno trovato che mentire alla nazione sia un crimine peggiore rispetto all’atto sessuale stesso.
La Sindrome di Betsabea è interessante in quanto è abbastanza difficile prevedere quali leader potranno cadere preda di tale sindrome e quando, perchè i leader diventano schiavi di tale problema solo dopo che sono diventati di successo. Se noi vogliamo avere una maggiore comprensione dell’etica nella leadership noi dobbiamo esaminare come i leader riescono a resistere a quelle tentazioni non etiche che sorgono con la loro ascesa al potere.
Lascio al lettore la riflessione di come la Sindrome di Betsabea sia di profonda importanza per la leadership italiana. Il caso Marrazzo è quello più eclatante e quello più recente. Ma anche altre figure istituzionali italiane di più alto rilievo sono o sono state vittime della Sindrome di Betsabea. Questo ci fa capire come l’elemento etico nella condotta non solo della leadership italiana ma anche dei cittadini italiani stia diventando sempre più importante. Abbiamo bisogno di leader sia politici che economici che siano capaci di resistere a eccedere nelle tentazioni e nei privilegi e che siano in grado di porre il loro ego in secondo piano ed attuare quella che il grande filosofo ebreo olandese Spinoza chiamava amor Dei intellectualis che non significa altro che avere controllo molto forte verso il proprio ego in modo da riuscire a includere in modo vero nel proprio universo morale l’umanità intera, senza distinzioni e quindi porsi al servizio di essa.




Forse abbiamo bisogno di leaders che più che resistere alle tentazioni non si pongano come simboli di moralità o modelli di vita.
Il personalismo di berlusconi è la causa della enorme attenzione che è stata posta alle sue vicende personali…..
chi è causa del suo mal… pianga se stesso!!
A mio avviso quello che dice luigi d’auria è implicito nel post di Antonio: il leader, come tale, è già un modello di per sè, a prescindere dal suo modo di porsi e quindi, in questo caso, dalla particolare forma politica di Berlusconi, del “partito-personale” o del continuo confondere se stesso con il capo di stato.
Il Leader è un modello in quanto uomo pubblico e tenuto a rappresentare la società che lo ha espresso, nei suoi valori culturali, politici, ma anche morali.
Non si può essere leader e predicare per poi essere scoperti a razzolare male.
Il rispettare il modello che egli stesso rappresenta conferisce al leader credibilità e consenso. E’ per questo che in un paese, così profondamente contaminato dalla corruzione, da enormi squilibri economici e sociali, un leader può permettersi di essere un modello che viola la immagine morale che egli stesso rappresenta.
Si, il leader deve essere un modello e questo è implicito nella concezione a cui mi rifaccio (che è la stessa di quello della Ciulla) come giustamente dice Antonio. Ma anche il problema del personalismo è affrontato nell’articolo (quando parlo del problema della leadership carismatica) ed essenzialmente è stato proposto in televisione (Annozero) da Garimberti che ha detto che la leadership carismatica (ovvero personalista) di Berlusconi genera tanto amore quanto odio. In altre parole radicalizza il contesto politico in cui si trova.