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Cina – Usa, nucleare: l’ accordo che non c’è

aprile 13, 2010 by francesca · Leave a Comment 

hu-obamaLa Cina  per bocca di Ma Zhaoxu portavoce del presidente Hu Jintao , dopo l’ incontro tra Obama ed Hu Jintao al vertice internazionale sulla sicurezza nucleare di Washington, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

La Cina è sempre impegnata a sostenere il regime internazionale di non proliferazione nucleare e la pace e la stabilità in Medio Oriente. La Cina spera che le varie parti continueranno a intensificare gli sforzi diplomatici e cercare attivamente modi efficaci per risolvere la questione nucleare iraniana attraverso il dialogo ei negoziati. Cina e gli Stati Uniti condividono lo stesso obiettivo globale sulla questione nucleare iraniana. La Cina è pronta a mantenere la consultazione e il coordinamento con gli Stati Uniti e altre parti all’interno del meccanismo P5+1, nell’ambito delle Nazioni Unite e attraverso altri canali.”

Non leggiamo in queste dichiarazioni quanto riportato dalla controparte USA per voce di Jeff Bader, responsabile per le relazioni con la Cina in seno al Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, sulla disponibilità da parte cinese a collaborare sul piano sanzionatorio nei confronti dell’ IRAN, così come riportato dalle testate nazionali.

E se Opel facesse parte del pacchetto Chrysler?

maggio 4, 2009 by FabioD · Leave a Comment 

L’ illazione è personale, ma tutto sommato, per come stanno andando le cose, potrebbe evolvere da “illazione” ad “ipotesi”, per diventare, nel breve, qulacosa di concreto.marchionne

Sappiamo tutti che General Motors è investita da una crisi ancor più profonda rispetto a quella che ha travolto Chrysler. E sappiamo anche che a Detroit, sede di entrambe le aziende, si decidono i destini della europea Opel.

E’ già, perchè per quanto ne dicano a berlino, chi dovrà decidere, mettere nero su bianco è Detroit, General Motors.

E sappiamo anche quanto pesi negativamente oramai la consociata europea sul futuro di GM: non c’è la possibilità nè l’ interesse , al momento, di sostenere un mercato europeo a fronte di un evidente spartizione a tre dello stesso, Volkswagen Renault, Fiat . Neanche un mago  potrebbe salvare Opel dalla catastrofe. Solo l’ integrazione all’ interno di un gruppo forte e fortemento presente nel settore, con buone motivazioni. Allora anche un Ma..go (Ma..rchionne ?) potrebbe riuscirvi.

E allora immaginiamo che a Detroit, governo Usa e Fiat abbiano messo sul tappeto non solo l’ affare Chrysler, ma anche il pacchetto Opel, in quanto necessariamente collegato, per gli interessi americani.

Per Fiat l’ occasione di acquisire una fetta del mercato europeo importante, nel cuore del nemico numero 1, e ridisegnare lo scenario degli equilibri del settore automobilistico, in Europa ma non solo.

Per Washington l’ occasione di prendere due piccioni con una fava.

Il New Mexico (USA) abolisce la pena di morte

marzo 20, 2009 by emilianaer · Leave a Comment 

Clamorosa la decisione, presa ieri sera dal governatore Bill Richardson, di abolire la pena di morte nello stato del New Mexico. Il governatore Richardson, secondo l’organizzazione per i diritti umani, ha mostrato autentica leadership nel mettere al bando una procedura piena di falle e iniquità che non ha mai dimostrato di avere un potere deterrente nei confronti della criminalità.

Il New Mexico è il secondo stato degli Usa ad aver abolito la pena di morte negli ultimi due anni. Nel dicembre 2007 la medesima decisione era stata presa dal governatore del New Jersey. Proposte di legge abolizioniste sono in discussione anche in Nebraska, New Hampshire, Colorado e Montana.

Il Governatore Bill Richardson

Negli Usa, la pena di morte è attualmente prevista in 35 stati e da due legislazioni federali, civile e militare. Non è invece più prevista in Alaska, Hawaii, Iowa, Maine, Massachussetts, Michigan, Minnesota, New Jersey, New Mexico, New York, North Dakota, Rhode Island, Vermont, West Virginia, Wisconsin e nel distretto federale di Columbia.

Nel 2008, negli Usa sono state eseguite 37 condanne a morte, di cui 18 nel solo Texas. Quest’anno, le esecuzioni sono state già 20 di cui 12 in Texas.

Quale futuro per la cyber-presidenza di Obama?

gennaio 21, 2009 by Bernardo Parrella · Leave a Comment 

The Wired Presidency?Rimanendo sui risvolti digital-tecnologici della Presidenza Obama, e sui potenziali cambiamenti in tal senso, segnalo un mio articolo uscito ieri su Apogeonline, da cui riporto occhiello e conclusione: Una presidenza da reinventare:
“Il mandato del nuovo presidente degli Stati Uniti inizia con una sfida inedita: coniugare la nuova intimità e le relazioni spontanee create grazie alla Rete con il prestigio e la regalità che l’istituzione richiede. … continua…

Obama: comunicazione e media alla base della strategia per fronteggiare la crisi

gennaio 12, 2009 by Antonio Rossano · Leave a Comment 

Molto interessante il “Political Memo” di Adam Nagourney e Jim Rutenberg sul New York Times di oggi. I due commentatori politici fanno il punto sulle strategie di Obama nell’ affrontare la crisi economica che, al momento sembra essere l’ obiettivo principale  delle scelte del presidente eletto.  Impensabile, probabilmente per la strategia comunicativa e gli equilibri tattici e politici del particolare momento di transizione, che egli possa esprimersi efficacemente su altri argomenti. Attenderemo pertanto Obama sulle questioni di politica internazionale, più avanti, a transizione avvenuta.

Molto interessante notare il livello di attenzione che i due giornalisti pongono sulle attività di comunicazione e strategiche, nei confronti dell’ opinione pubblica americana, considerate secondo  una logica comunicativa che mi ricorda molto da vicino il pensiero di Marshall McLuhan, per la quale la comunicazione del messaggio è parimenti importante, se non di più, rispetto al contenuto stesso del messaggio. continua…

Giornali USA in crisi, ma il futuro è l’integrazione continua

dicembre 9, 2008 by Bernardo Parrella · 5 Comments 

È ormai inarrestabile la crisi della stampa Usa. Dal 1 gennaio 2008 si sono avuti circa 15mila licenziamenti tra i giornalisti, con ampia flessione di vendite, pubblicità e valori borsistici. Adesso arriva perfino la dichiarazione di  bancarotta (chapter 11) per Tribune Co., mega-gruppo editoriale che annovera fra gli altri testate autorevoli come Chicago Tribune, Los Angeles Times, Baltimore Sun.

Il palazzo del New York Times

Il palazzo del New York Times

Al contempo il New York Times pensa a ipotecare la propria sede, il palazzo realizzato da Renzo Piano a due passi da Times Square acquistato appena lo scorso anno, per rastrellare 225 milioni per far fronte a una parte dei propri debiti. E anche i quotidiani minori non se la passano certo meglio: la catena Mc Clatchy sta cercando acquirenti per il Miami Herald, come anche l’indipendente Rocky Mountains
News
.

Una crisi dalle molte cause, prime fra tutte un’economia nazionale ormai ufficialmente in recessione. E dove l’ampia diffusione online di news gratuite c’entra poco o nulla, contrariamente a diffuse insinuazioni del recente passato. Anzi, sfida e potenzialità del digitale vanno rivelandosi come importanti strumenti proprio per risollevare le sorti delle grandi testate. Primo fra tutti, è il caso del New York Times, che ha appena varato la versione “Extra” della propria homepage dove spiccano, udite udite, numerosi link a fonti esterne. Innovazione (facoltativa, in beta) non da poco, considerando che il sito rimanda ad articoli di diretti concorrenti quali Wall Street Journal, Boston Globe, BBC News, oltre che a una varietà di blog e testate varie (Huffington Post, Politico, Drudge Report, etc.). Per chi volesse poi ulteriori approfondimenti, si può saltare al volo su Blogrunner, news aggregator che fornisce la tecnologia per il tutto e che dal 2005 fa parte della scuderia dello stesso New York Times. Certo non si tratta di un’idea nuova o particolarmene rivoluzionaria. Ma rimane una sperimentazione importante, un segnale di cambiamento per l’intera industria, tradizionalmente tesa a spremere valore aggiunto solo dai propi asset e restia ad aprirsi a collaborazioni o rivali d’ogni tipo. Eppure, nel segnalare la cosa, l’ autorevole Tech Crunch sembra tutt’altro che colpito, sia per quel che definisce eccessivo confusione della home page (i link aggiuntivi compaiono in verde, all’interno di finestrelle scorrevoli) sia perché altri siti come Digg o Techmeme (diretto concorrente di Blogrunner) farebbero un lavoro migliore a filtrare e personalzzare le news che ciascuno vuol visualizzare. Sarà, ma intanto i commenti al post appaiono ben più diversificati e non pochi dicono di apprezzare l’iniziativa.Ancor più positivo si dimostra lo staff di Publish 2.0, che non a caso persegue il concetto e la pratica del “link journalism” sia con il sempre più diffuso ricorso ai citizen media sia tramite analoghi esperimenti di news aggregation. Mentre il blog del Center for Citizen Media riporta le altre spinte oltre i confini dei media tradizionali” in corso al New York Times online, da pezzi investigativi al giornalismo conversazionale. In ognic aso, importante è sottolineare questo buon passo verso il ruolo di infomediari, cosa che i giornali avrebbero dovuto, e potuto, sperimentare già anni addietro. Ma forse non è così tardi – pur se per i giganti editoriali (in USA e altrove) non è certo facile innovare con rapidità nell’ambito della nuova comunicazione in
rete.

In tal senso colpisce nel segno un fresco intervento del professor Jay Rosen, il quale ribadisce superato (pur se tuttora inevitabile e strisciante in certi ambienti) il conflitto blogger contro giornalisti e suggerisce piuttosto l’integrazione a vari livelli – nel caso qualcuno ancora non l’avesse ben compreso. “Sistemi editoriali chiusi e aperti, la stampa e la sfera connessa, non sono entità separate ma altamente interattive l’una con l’altra nel mercato dell’informazione” – si legge su PressThink. E conclude con ottime riflessioni sull’etica professionale dei blogger, elemento spesso messo in discussione dagli old media e tuttavia cruciale per garantire quest’integrazione proficua tra mondo tradizionale ed elettronico. “I blogger corretti
seguono l’etica dei link, correggono spesso e al volo i post, non si atteggiano a neutrali ma praticano la trasparenza, non sono distanti e di solito amano conversare, oltre al proprio sito rimandano ad altri come esplicito riferimento (tipicamente nel blogroll), quando beccano qualcosa d’interessante non lo mollano, ma lo seguono al massimo”.

Ecco allora che se la crisi della stampa, in USA come in Italia, è innegabile, il futuro all’orizzonte pare essere la confluenza di questi esperimenti e pratiche in corso da entrambe le parti. Riusciranno i vari soggetti coinvolti a non demordere? E ce la faremo noi netizen, parte ben attiva di questo processo, a riconquistare effettivi spazi di partecipazione?

Barack Obama eletto presidente (5.11.08) – Grant Park – Chicago

novembre 8, 2008 by Amministratore · Leave a Comment 

Berlusconi contro Berlusconi

novembre 8, 2008 by Antonio Rossano · 1 Comment 

Ci risiamo. Ancora un’ altra delle sue. Come sempre infelice: secondo Berlusconi il neo eletto presidente degli USA, Barack Obama, sarebbe “giovane, carino e abbronzato…”.

E’ probabile, ed è questo che ha scatenato reazioni di “disgusto” in tutto il mondo, che questa tipologia comportamentale, ancorchè sempre riproposta in forma di pseudo-goliardia, riveli una precisa tendenza al razzismo ed alla stigmatizzazione delle diversità.
leggi l’ articolo…

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